Intervista video: Parlando con Manolito Simonet del nuovo album "Trabuco una vez mas" [9/9/2010]
Parlando con Manolito Simonet del nuovo album "Trabuco una vez mas"
di Roberta Besito de Coco
Anni fa eravamo abituati bene: almeno due volte l’anno nella capitale ci godevamo questa ottima band cubana, il Trabuco, diretta dall’inquieto e talentuoso pianista, oltre che arrangiatore, compositore e produttore, Manolito Simonet.
Negli ultimi tempi l’aumentato interesse nell’America Latina per il suono contemporaneo di Cuba, l’apertura degli Usa verso la musica cubana, e mettici pure i tempi di crisi, hanno provocato dalle nostre parti un razionamento dei concerti.
Quella sera del 18 luglio al Festival Fiesta di Roma, dopo quasi due anni di assenza dai nostri palcoscenici, i moltissimi aficionados erano dunque carichi e l’orchestra non nascondeva la contentezza di ritrovarsi in questa città dove da sempre i loro dischi sono a dir poco consumati sulle piste da ballo e a Radio Mambo (www.mambo.it).
Ecco che è nato un bel concerto, direi pieno di allegria e di partecipazione. I tre cantanti Lazaro Casanova “Miami”, “Pepitin" (da pochi mesi nel gruppo), e soprattutto Ricardo Amaray (autore anche di tanti bei brani del Trabuco e in procinto di lanciare il suo secondo album da solista) hanno coinvolto alla grande il numeroso pubblico, composto da italiani, peruviani, cubani, colombiani che hanno accolto la band con vero entusiasmo.
Spente le luci sul palco, mentre i musicisti erano ritornati nei camerini, ho potuto vedere la soddisfazione e l’emozione di Manolito Simonet e del suo manager Pancho (Francisco Cruz) che, seduti tra le quinte del palco, commentavano con me la bella accoglienza ricevuta.
Dopo qualche accenno alla prossima tournée invernale in Europa (potrebbe anche darsi che per l’occasione Manolitocostituisca un Trabuco di formato più piccolo per presentare sonorità più tradizionali), mi sono messa in coda davanti a un camerino affollato, insieme al videomaker Alessandro, per l’intervista ufficiale.
Ecco quanto ci racconta il maestro Manolito Perfecto Simonet a proposito di Beat Cubano (Bis Music 2010), recente lavoro discografico con influenze jazz, dell’album in uscita di musica popular bailable Trabuco Una Vez Mas, delle sue recenti collaborazioni con grandi artisti e di altro ancora.
Video intervista
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“Quando mi presentavo nei festival jazz sempre avevo qualche tema pronto per l’occasione. Poi mi è capitato di trovarmi a suonare nella Isla de la Juventud, dopo il disastroso uragano di qualche anno fa. C’erano anche Los Van Van, poi è arrivato sul palco Chucho Valdés e insieme abbiamo improvvisato il tema Verano. Da lì, e su suggerimento di Chucho, è nata l’idea di realizzare Beat Cubano, un disco influenzato dal jazz. Così naturalmente l’ho invitato a parteciparvi.
Il titolo del nuovo disco è Trabuco una vez mas, ma per me è solo Trabuco. Mi sembra una buona idea: mi chiedono sempre il significato di questa parola. Nelle note che accompagnano il disco si trova la spiegazione della parola “trabuco”, così almeno sarà chiaro! E’ il mio undicesimo album che, già pronto da qualche tempo, uscirà con l’etichetta Bis Music. Alla fine della tournée europea, come rientrerò a Cuba si farà la presentazione.
Tra gli ospiti in questa nuova produzione c’è il cantante David Blanco che, provenendo da un diverso panorama musicale, apporta una nota differente a una canzone antologica come Llanto de luna, qui trasformata in un bolero-cha con un tono funky. Ti sottolineo una cosa che mi sembra interessante, in quanto è una primizia sul disco che sta per uscire. Proporre Llanto de luna era un mio pallino da tempo. Mi trovavo tempo fa in un programma televisivo con Zenaida Romeu. Dovevo suonare questo brano ma mi rendevo conto che sul piano armonico qualcosa non funzionava. Poi Juan Formell e Demetrio Muñiz, che erano presenti, mi hanno suggerito come dovevo muovermi con il piano. Quindi ti posso dire che anche loro fanno parte del disco! Inoltre il soneo del brano Santiago de Cuba è opera del pianista e arrangiatore portoricano che collabora con Gilberto Santa Rosa, José Lugo. E Paulito FG, con cui da tempo volevo realizzare qualcosa insieme, canta Mi Filosofia.
Il brano Camaguey che mi citi, uscito in una compilation di Planet Records, non avevo intenzione di includerlo nel disco, l’ho solo composto per il 490° anniversario della fondazione di Camaguey. Santiago de Cuba ha voluto essere un omaggio alla terra delle mie origini, pur essendo io nato a Camaguey. Dopo il successo di Locos por mi Habana, non potevo non scrivere un brano per questa città!
Ti spiego come nascono le collaborazioni con altri artisti. Nel nostro ambiente musicale è un’abitudine condividere i rispettivi talenti, noi musicisti siamo amici, magari dai tempi della scuola, e allora viene naturale chiamare qualcuno a collaborare nel proprio disco. Per esempio, prima di lasciare Cuba per venire qui, ho lavorato per il disco di Ricardo Leyva e Sur Caribe. Per dire, ho registrato un tema di Pupy, oppure a volte collaboro nelle produzioni. Sì, so che José Alberto El Canario ha registrato nel suo ultimo disco Ella no esta en na’ e Cada uno vienecon lo suyo, due brani (non scritti da me) che si trovano nell’album Locos por mi Habana. Gli piace il nostro modo di fare musica e più di una volta è salito sul palco a cantare con noi. Nel nostro concerto a New York ha cantato proprio Cada uno viene con lo suyo.
Il recente tour negli Usa è andato benissimo. Il motivo credo stia nel fatto che, prima di affrontare questa tournée, ci siamo fatti ben conoscere in America Latina, ottenendo un gran successo nei numerosi concerti in Perù, Argentina, Colombia e Venezuela. Il segreto sta qui, perché il pubblico nostro negli Stati Uniti era composto da Latinos di vari Paesi. E so anche che il Trabuco sta ben saldo nel cuore degli europei!
Il criterio che seguo nel condurre la mia orchestra è quello di lasciare spazio ai musicisti o ai cantanti. Il senso è che mi piace un lavoro collettivo che, al momento giusto, faccia brillare un assolo di batteria, per esempio, o altro. Questo modo all’inizio può risultare poco frizzante perché so che molti amano un tipo di musica più aggressiva. Però quando si stabilizza, c’è poi una buona accettazione. Certo ci sono altre correnti musicali che stanno di moda e a cui a volte mi associo, però alla fine sono contento di seguire lo stile di orchestre che ho sempre ammirato come Van Van o Irakere, in cui il criterio era quello di rendere popolari tutti i musicisti.
Mi ricordo che quando si andava a vedere Los Van Van c’era chi apprezzava in particolare, oltre Juan Formell, un assolo di Pupy, o di Changuito, o di Hugo Morejon, o il cantante Pedrito Calvo. Lo stesso succedeva con Irakere. A parte la personalità di Chucho, c’era chi andava al concerto per Paquito D’Rivera, per Arturo Sandoval, o per Oscar Valdés. In questa maniera si evita di annoiare, come può succedere quando un concerto è incentrato solo sulla figura di un cantante o di un musicista!
Ho assimilato questo modo di gestire un concerto quando ancora stavo in provincia! Appunto, quando vivevo a Camaguey, e dirigevo Maravilla de Florida, sognavo di fare quello che faccio oggi con il Trabuco: un trabajo de concierto.”