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Video intervista: Ruben Blades

Video intervista a Ruben Blades - 2008


di Roberta "Besito de Coco"

riprese e montaggio di Alessandro Luzzi

 

 

N.B. : Questo è un VIDEO in Flash , pertanto per essere visualizzato
correttamente, il computer deve avere Flash player installato.

 

Con Ruben Blades a Roma


di Roberta "Besito de Coco"

Dopo che aveva assunto l’impegno di occuparsi del Ministero del Turismo a Panama, mi ero detta : “Ecco là, chissà se ritornerà in concerto dalle nostre parti e chissà se ci regalerà nuove emozioni musicali! Forse sarà il caso di metterci l’anima in pace” ?
Invece Ruben Blades, per fortuna, non ha mai smesso di fare il musicista. In questi quattro anni ha dovuto però coniugare la sua vena artistica con gli impegni di Ministro. Poi, a fine primavera, arriva la bella notizia per noi melomani che il grande idolo della musica latinoamericana ha avviato i preparativi per il  ritorno alla vita di musicista con una serie di concerti nel vecchio continente. Per tutto il resto dovremo aspettare la scadenza del suo mandato di governo, ossia fine giugno del 2009.
In una intervista alla prensa latinoamericana, con un po’ di ironia, Ruben Blades affermava che ritornare sui suoi passi era anche una necessità, dal momento che lui non possedeva certo dei supermercati, e aggiungeva che aveva deciso di spendere le sue tre settimane di  vacanza in un tour europeo. Avrebbe proposto nei concerti le canzoni storiche che i suoi fan avevano scelto e segnalato visitando la pagina ufficiale  www.rubenblades.com.
Inoltre l’occasione del tour sarebbe stata spesa anche  per incentivare il turismo verso la sua bella Ciudad de Panama, attraverso una promozione dal titolo Panama se queda en ti.
Si era anche saputo che sarebbe stato accompagnato dalla formazione costaricense Son de Tikizia diretta da Walter Flores, già mente e piano di Editus, il raffinato gruppo con cui Ruben Blades si era presentato a Roma nella seconda metà degli anni Novanta e con il quale aveva inciso i suoi superpremiati album Tiempos e Mundo. Son de Tikizia li cerco in internet (www.sondetikizia.com) ed è una bella scoperta!
Giovani musicisti pieni di talento e solida preparazione musicale con uno stile da salsa dura. Al loro attivo un disco Pa’ los pies, recensito molto bene. Al concerto di Fiesta resteremo a bocca aperta per il loro perfetto e appassionato accompagnamento musicale.
Alla vigilia del suo ritorno in Europa (mancava da quattro anni) Ruben Blades, che ha ammaliato milioni di persone con le sue canzoni di denuncia e di poesia, riconosce che ha un certo timore per le sue possibilità canore: “Il diaframma è un muscolo e averlo tenuto poco allenato in questi quattro anni mi dà ora qualche pensiero”!
A Roma arriva il giorno prima del suo concerto. E’ una domenica pomeriggio calda, con il sole leonino di luglio. Una telefonata mi dice che potrò incontrare Ruben Blades la mattina seguente. Bel colpo! Lo credevo inavvicinabile. Nei suoi precedenti concerti mi era rimasto un certo amaro in bocca al non poterlo intervistare.
Cavolo, tanti anni di passione sfegatata per le sue canzoni, tanti anni di studio sul ritmo latino e su quel mondo, per me molto attraente, dove i latinos rivendicavano con orgoglio la loro cultura e la loro musica!!!
Serviva solo l’occasione giusta e quel lunedì, ventuno di luglio, era arrivata!  “La vida te da sorpresas, sorpresas te da la vida”: Un’ora e mezza seduta a conversare con il maestro Ruben Blades, con cafecito e dolcetti. Come ciliegina sulla torta, lui ci dice alla fine della lunga chiacchierata che il tutto (ripreso dal nostro webmaster Alessandro e anche dalla sua equipe) farà parte di una delle prossime puntate del suo SDRB (Show de Ruben Blades): “Per questo ho parlato tanto, ti ho intervistato pure io….”. Poi sorride. Ruben Blades è scherzoso, autoironico e conviviale.
Gli regalo il mio libro Corazon per fargli capire che, se in  America è molto amato,  anche qui dalle nostre parti le sue canzoni hanno colpito duro nei cuori, e gli ricordo inoltre il suo primo indimenticabile concerto a Roma nel 1991 a Villa Borghese. Qualche accenno al programma che porta avanti sul suo sito (SDRB ha visto la luce nel 2007 ed è già arrivato alla 19° puntata) e alla bellezza di poter entrare virtualmente nel suo studio o salotto (poi mi dirà che le riprese avvengono invece a casa di Orosman, el webmaster) e seguire i suoi incontri con i musicisti o con altri ospiti. Poi rintuzzo: “Così stiamo più vicini!”

Mi parla delle tournée che stancano moltissimo, anche se brevi.

“ Sono fermo da quattro anni. Devo ritornare a inserirmi nel mondo della musica e ho scelto tre Paesi europei che sono importanti per il turismo a Panama e verso i quali ci sono voli diretti. Per questo darò concerti (dodici in tutto) in Spagna, Olanda e Italia (collegata con voli charter) e non ad esempio in Francia o in Germania. Poi l’Italia mi piace molto. Conoscevo solo Roma e Firenze, poi ora venendo dal concerto di Milano a Roma in autostrada ho potuto vedere bei paesaggi, la campagna….voglio ritornare in Italia e fermarmi un po’ di tempo in Toscana, poi magari andare al sud e al nord! Mia nonna si era sposata due volte, un marito era italiano. Si chiamava Giuseppe Laurenza e faceva il fotografo. Hanno avuto tre figli e quindi ho avuto tre zii di origine italiana.”


Accenno ai suoi legami con Cuba, sua madre era nata a Regla a La Habana, e all’incontro con Juan Formell e Los Van Van nel Carnevale di Panama l’anno precedente.

“Il Carnevale di Panama io ho solo contribuito a lanciarlo, il merito è di altri. Però è molto grazioso, dura quattro giorni e alla gente piace. Ha un’ atmosfera più familiare di quello di Rio, certo è meno fastoso ma tutti possono partecipare alla sfilata, la gente si incontra, vengono gruppi da Puertorico, da New York, di vari generi musicali.
A Panama abbiamo anche un buon festival jazz curato dal pianista Danilo Perez, musicista di talento e ottima persona.”

Ritorno sul fatto del disco in gestazione. Da qualche parte avevo letto che lo avrebbe dedicato a Cuba, poi so che nel prossimo disco dei Van Van sarà inserito un brano di Ruben Blades: Olaya.  Nel passato era successo l’inverso; il cantautore panamense aveva ripreso, modificandolo un po’, un pezzo famoso dell’orchestra cubana : Muevete.
Ma qual è l’orientamento del nuovo lavoro ?  Nel prossimo album l’artista ritornerà ai modi della salsa o si ispirerà alla world music? Ne nasce una lunghissima risposta: uno sfogo vero e proprio!

“C’è una certa confusione sul percorso della mia musica. Il formato che aveva preso piede nei barrios era quello della musica afrocubana che, però, necessariamente non rappresentava l’espressione musicale di ciascun paese di origine. Comunque era diventata la colonna sonora nella vita dell’operaio, del lavoratore e quella che si ascoltava di notte e di giorno.  I temi delle canzoni erano legati alla vita di tutti i giorni: si cantava dell’amico che ti ha tradito, della ragazza che se n’è andata….
La gente non aveva una educazione per scrivere con maggiore complessità, ed era inoltre interessata solo a quello che succedeva nel ristretto mondo del proprio quartiere. Però con il tempo i nostri genitori ci hanno mandato a scuola e alcuni di noi sono andati all’università. Così ti rendi conto che esiste anche la città dove succedono molte cose, come gli abusi politici per esempio. E tanto altro.
Noi musicisti, quindi, siamo partiti dallo schema afrocubano, però in pochi abbiamo incominciato a scrivere qualcosa di diverso. Succede che poi quando esci dagli schemi ti criticano dicendo che non è salsa, che non è ballabile e cosi via. Però io non vivo chiuso nel mio angolo di strada, vivo in una città, vivo nel mondo…..
Mi si dice che faccio salsa intellettuale, salsa di protesta. Ma nel mio lavoro c’è un po’ di tutto ! Guarda l’album Mundo, è fusion. La gente a volte non capisce perché non conosce, la critica parla e non sa di che parla, bueno a volte sì a volte no. Mundo è in clave dal principio alla fine, se vuoi ballarlo lo balli, però ovviamente non suona come un disco degli anni Sessanta! Io ho mescolato ad esempio una gaita irlandese con tamburi africani e questo perché tra irlandesi e afroamericani, a New York, c’è stata una connessione.  Entrambi nei secoli passati si ribellarono alle discriminazioni nei loro confronti, ad entrambi fu proibito di suonare liberamente la loro musica!
Il nuovo disco che sto preparando si chiama Cantares del Subdesarrollo. E’ praticamente fatto in casa, è un disco basico con musica nuova e testi nuovi. Quasi tutti gli strumenti li ho suonati io eccetto il basso e il flauto (nel brano Olaya) messi da Walter Flores, il pianista di Son de Tikizia e di Editus. Ho campionato (?) le congas di Marc Quiñones, poi ho inserito due chitarre, il tres, maracas, bongo e campana.
Ho aggiunto la voce, il coro e i personaggi di Maestra Vida che parlano. Una produzione senza pretese, sono semplicemente dei demo.”


Già, dico io, sempre la stessa storia, la maggioranza delle persone non accetta i cambiamenti, è attaccata ai vecchi successi, è nostalgica. E poi che noia la salsa sempre uguale a se stessa!

“Vedi, anch’io sono nostalgico e, quando mi va, mi ascolto con tremendo gusto Café o altre canzoni di Eddie Palmieri! Ma non accettare i cambiamenti nel percorso artistico di un musicista è come dire che io non posso invecchiare o perdere i capelli o ingrassarmi. Devi ammirare l’artista nel suo insieme e non fissarti su come brillava un tempo. Celia Cruz ha avuto sempre una voce prodigiosa. Eppure invecchiando anche la voce si trasforma. Ti faccio il caso dell’eccellente sonero Ismael Rivera, con cui ebbi l’onore di lavorare e di imparare.
Lui ebbe dei problemi e la sua voce ne aveva risentito, ma era pur sempre Ismael Rivera! Certo non mi aspettavo che suonasse allo stesso modo di quando lo ascoltavo da ragazzo. Comunque l’importante è fare le cose che si ritiene giusto fare. Poi ci sono i gusti personali ed è per questo che esistono i colori!”

Per il tuo disco stai pensando a una casa discografica? O pensi, come altri artisti, di far conoscere la tua nuova produzione attraverso internet?

“A nessuna etichetta interessa un disco di questo genere, e poi non ti fanno una distribuzione….a meno di un evento straordinario: che ne so, se ci mettessi a cantare Berlusconi forse potrebbe essere che succede qualcosa!
Ho intenzione comunque di far uscire il disco in varie edizioni speciali a secondo dei Paesi. La prima sarà un’edizione, della durata di quattro mesi in internet, dedicata a Puertorico e in particolare a tre musicisti che ci mancano molto e ai quali sono molto legato: Ismael Rivera, Ray Barreto e Tite Curet Alonso. Il prezzo sarà basso per competere con la pirateria. Poi ho in mente un altro disco con Cheo Feliciano...”

 Il 20 giugno 2008 il leggendario cantante Cheo Feliciano festeggiava con un gran concerto al Madison Square Garden di New York  i suoi cinquant’anni di carriera artistica. I giornali ispanici fecero un gran parlare del fatto che Ruben Blades all’ultimo aveva dato forfait. Cose che succedono, ma la notizia era stata molto gonfiata.

“Mi è davvero dispiaciuto, figurati che io a Cheo sono molto legato. Ho incominciato a cantare imitandolo. La gente presente al concerto, quando sono apparso sullo schermo, ha incominciato a fischiarmi in un modo incredibile…
Nel mettermi d’accordo con Feliciano, non avevo calcolato bene tutto e la gente si è infastidita…ma credimi ho avuto all’ultimo momento dei problemi. Non dovevo cantare, andavo solo per il fatto dell’amicizia che ci lega, o forse, come hanno detto, dovevamo cantare insieme “Quitate tu pa’ ponerme yo”.
Spero comunque di essere presente ai festeggiamenti per Cheo in Puertorico.
E’ anche che ho molti impegni come Ministro. Questa tournée l’ho dovuta preparare con molti mesi di anticipo e, pur stando sicuro che il mio ufficio sta in buone mani, il mio pensiero corre sempre là. Considerando la differenza di fuso orario, tra qualche ora dovrei  trovarmi al lavoro, più o meno alle 8 del mattino, e io sto qui preoccupato e prego Dios che non succeda nulla!”

Intanto mentre conversavamo, anche del più e del meno, io avevo preparato sul tavolo, per una dedica, alcuni dei suoi dischi: a partire da Siembra (usciva giusto trenta anni fa) fino a Mundo (premiato con un Grammy e nominato al Grammy Latino). Ebbene ogni disco ha ricevuto la sua dedica! Ruben Blades ha poi scherzato con il suo simpatico fotografo Gustavo Araujo e un po’ con tutti noi. Ero andata per un’intervista ma il clima che si era creato l’aveva trasformata in qualcosa di diverso: una bella chiacchierata tra persone che hanno il pallino della musica. Un immenso artista che non ha nulla della superstar, una bella e colta persona che sa essere semplice. Si sarebbe potuto andare avanti ancora un po’, ma non volevo abusare della sua accogliente disponibilità.
Avevo già un ottimo bottino. Grazie Ruben Blades!

(Chiedo venia per i miei mille entonces)


 

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