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Intervista con Ruzzo degli Orishas

Intervista con Ruzzo degli Orishas


di Claudia D’Ammassa

Come ha inizio il progetto Orishas?
Noi facevamo critica sociale, raccontavamo i problemi che vedevamo e questo non era tollerato dal governo, tieni presente che la musica hip-hop era chiamata “la musica del nemico”, ed era considerata un “diversionismo ideológico” (contro i principi della rivoluzione). Non siamoandati via da Cuba per problemi politici ed economici, ma per poter realizzare ilnostro progetto: Orishas nasce con l’obiettivo di riscattare il linguaggio popolare e gli elementi fondamentali della musica cubana fondendoli con la musica hip-hop.

Come nascono le vostre canzoni?
Ci siamo abituati a lavorare a modo nostro, direttamente in studio. Non scriviamo nulla prima, ma aspettiamo il momento giusto per entrare in studio, e per prima cosa ascoltiamo con “l’orecchio libero” cosa ci dà la musica. Questo accade per tutte le nostre canzoni, ogni tema ti suggerisce uno stato d’animo e ti provoca una reazione: ci sono canzoni per riflettere ed altre per ballare, da quel momento in poi ognuno è responsabile di quello che scrive, poi ci si riunisce intorno ad un tavolo e si verifica che ci sia coerenza tra il tema e il punto che si va a toccare e alla fine si decide se il prodotto vale la pena di essere ascoltato oppure no.


E’ da tanto tempo che non venivate a suonare qui, spero che adesso non facciate trascorrere molti anni prima di un altro concerto.
No no, speriamo che la compagnia si dia una mossa e che ci diano il loro appoggio per riuscire a produrre un nuovo disco l’anno prossimo.

Lo avete già pronto?
Assolutamente no, si fa tutto in studio. Vale a dire che prima dobbiamo capire quando abbiamo del tempo libero e poi dobbiamo capire se sono liberi anche alcuni amici che vogliamo invitare in studio, iniziamo poi a produrre il lavoro che in seguito porteremo per il missaggio dall’altro lato del Pacifico.

Tu personalmente hai dei sogni o dei progetti che vorresti realizzare?
Attualmente abbiamo fatto solo tre dischi e ancora abbiamo moltoda fare, tuttavia a Cuba resta ancora da vincere labattaglia per il riconoscimento del movimento hip-hop come generemusicale e non come genere culturale, perché unmovimento culturale il giorno seguente può essere definito negativo.

Tu hai un sogno personale come ad esempio di lavorare con qualche artista?
Guarda, il semplice fatto di stare qui con tutto questo successo, perché è il pubblico alla fine che decreta chi è il favorito, è già una soddisfazione, tuttavia non ci possiamo definire realizzati, perché vogliamo sempre qualcosa in più, cerchiamo di superare nuovi traguardi, ma questo bisogna anche guadagnarselo, così come siamo riusciti ad aggiudicarci la vincita del festival del rap a Cuba, o il premio Lucas che per noi è come il Grammy cubano, queste sono tutte cose che ci siamo guadagnati.

Qual’è l’artista cubano che apprezzi di più?
Sono molti, però Ernesto Lecuona diceva che “più semplice sei, più sarai universale”…E’ di questo che si tratta, il cubano non ha i mezzi ma è capace di essere universale con un bastoncino e una latta, che sia rumba, guaguanco', cha cha cha, musica tradizionale cubana, son, jazz, latin jazz......

Cosa ne pensi del Reggaetón?
Penso che adesso è il suo momento e quando i “capi” decidono di dare una priorità mondiale non c’è nulla da fare, lo vedi 24 ore al giorno in televisione, l’ascolti alla radio e così via.

Orishas hanno qualche progetto con artisti di reggaetón?
Noi andiamo molto d’accordo con tutti questi “pazzi”, siamo stati insieme ai Grammy latini, tutti meno Daddy Yankee.

Ma nel prossimo disco ci sarà un po’ di reggaetón?
Può darsi di si, tutto dipende dal momento e da come sta “cada loco con su tema” [ride].
Grazie Ruzzo e buona fortuna per Orishas che se lo meritano!



(Precedentemente pubblicata su timba.com)

 


 

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