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Intervista con Josè Pepito Gomez a New York [28/11/2010]

Parlando con Jose Pepito Gomez a New York:
“penso che nel petto di ogni cubano il cuore balli quando sente  il proprio ritmo”


di Michela Mari


Nel panorama degli artisti cubani che spesso abbiamo avuto il piacere di ospitare in Italia ce ne sono alcuni che hanno coinvolto il pubblico in modo particolare, tanto da far sentire molta nostalgia durante la loro assenza.

Uno di questi è sicuramente Jose Pepito Gomez, grande voce del gruppo Pupy y Los Que Son Son, orchestra che lui stesso ha contribuito a far nascere e diventare popolare, scrivendo diversi brani del loro repertorio, ultimo dei quali “Un poquito al reves”, regalo che ha lasciato al gruppo e ai numerosi amanti della Timba, prima di trasferirsi a New York.

Molti lo ricordano per il suo potente timbro di voce e per la coinvolgente interpretazione del brano “Dicen que dicen”.
Mossi anche noi dalla nostalgia, dopo oltre due anni di assenza dall’Italia, abbiamo deciso di andarlo a stanare a New York, per farci raccontare com’è cambiata la sua vita e cosa bolle nella pentola di questo popolare artista cubano dotato di una voce davvero molto potente.

Sono più di due anni che vivi a New York, come ha influito questa esperienza sul tuo lato artistico?

A maggio fanno 3 anni che vivo in USA. Vivere fuori da Cuba non solo per un musicista, ma per qualsiasi cubano è una sfida e un’esperienza che cambia completamente la vita e il modo di vedere le cose. Devi confrontarti con una nuova cultura, nuove usanze e un mondo sconosciuto, ma ti infonde una grande fiducia in te stesso, ti apre le porte del mondo, però tu devi lavorare duro per trovare il cammino che già è scritto da qualche parte… devi solo imparare i passi.

Hai avuto modo di viaggiare un po’ per gli Stati Uniti per lavoro, com’è la situazione della musica cubana e della Timba in questo Paese? Fa differenza ciò che si percepisce a Miami da quello che accade a New York?

Ho avuto l’opportunità di fare concerti in diversi stati negli USA e posso affermare che questa nostra musica gode di ottima salute, ma è vittima di una cattiva gestione e di una pessima promozione. È incredibile come, malgrado tanta poca promozione, si riempiano le sale dei concerti. Nella musica si vive anche il tema della politica, il pubblico cubano a Miami è diviso: ci sono quelli che  impazziscono per conoscere e vedere i loro artisti e quelli che dicono di non voler ascoltare questa musica comunista. Io penso che la demenza collettiva non lasci spazio alla realtà e ancor meno permetta di sentirsi felici a coloro che lo desiderano. Vorrei sapere cosa centra la musica cubana che vive di una tradizione tanto forte, già presente prima del comunismo, con la realtà politica a Cuba. Penso che nel petto di ogni cubano il cuore balli quando sente  il proprio ritmo.

Oltre a suonare la tua musica hai partecipato come invitato a molti concerti di altri artisti durante questi anni, sia a Miami che a New York, per esempio hai cantato con  Maraca, Pedro Calvo, Issac Delgado e la scorsa estate con Pupy y Los Que Son Son, il gruppo con il quale cantavi a Cuba. L’anno scorso hai partecipato anche al meraviglioso concerto di Afro-Cuban All Stars al Town Hall di New York. In che occasione ti sei emozionato di più?

Sono molto contento che sia alcuni artisti che queste autorità della nostra cultura mi offrano l’opportunità di partecipare come invitato ai loro concerti. Afro-Cuban All Stars è stato qualcosa di speciale, non mi ero mai confrontato con questo genere, così com’è stato emozionante lavorare con Spanish Harlem Orchestra, Issac Delgado,  Ralph Irizarry, Mark Quiñones, Bob Allende, Domingo Quiñones e Jose Lugo, ma sicuramente l’incontro con Los Que Son Son ha riempito il mio cuore di allegria dato che sono un fondatore di questa orchestra, ringrazio Pupy per avermi permesso di cantare con loro e poter godere un po’ di questo lavoro che ci è costato molto portare avanti. Tutto questo mi ha permesso anche di unire i musicisti di Puerto Rico con quelli cubani che nutrono un’ammirazione reciproca gli uni per gli altri, malgrado ci sia qualcosa che li divida ancora. Probabilmente lo faccio per una mia soddisfazione personale, però mi sono dato il compito di riunirli facendogli capire che l’unione fa la forza e mi piacerebbe che tutto fosse come una volta quando Celia Cruz cantava con Papo Lucca e La Sonora Ponceña. Sono pronto a scommettere che se superano le problematiche e tornano a suonare insieme il mercato della musica ballabile tornerà al vecchio successo.

Puoi dirci a cosa stai lavorando e se uscirà presto un tuo album o nuovi brani?

Ho già inciso due brani “Esta noche” e “Pa’ quererse”, come dicevo in questi brani ho unito Puerto Rico e Cuba incidendo con musicisti appartenenti ai due paesi. Ringrazio pubblicamente il maestro Jose Lugo e Roelvis Reyes ”Bombon” per il loro aiuto. Se vi fa piacere ascoltarli questi brani sono disponibili sulla mia pagina web e se volete potete comprarli, spero vi piacciano!

Dovrebbe uscire a breve un documentario sul tuo lavoro artistico “Pepito Gomez: the Man of his Music”, puoi presentarci questa produzione?

Questo documentario viene realizzato dalla MFG, una compagnia americana che ha presentato dei lavori al festival del cinema proponendo la cultura cubana come soggetto. Per me è un progetto molto interessante e penso che racconteranno una bella storia. Sono felice che mi abbiano proposto questo documentario, appena sarà realizzato ve lo farò sapere.

In  primavera sarai in Europa, credi che verrai anche in Italia?

Stiamo cercando di organizzare un tour europeo e se sapessi che c’è la possibilità di venire in Italia ne sarei davvero felice, il pubblico italiano è sempre pronto ad appoggiare e a godere della nostra musica. Inoltre lì ho molti buoni amici che desidero rivedere.

Vuoi lasciare un saluto per gli amici che ti aspettano in Italia e per tutti quelli che ti vogliono molto bene a Cuba?

Certamente… saluto enormemente tutto il pubblico italiano e li ringrazio per ballare la nostra musica, ma soprattutto per comprenderla nella maniera in cui solo loro sanno fare. Ringrazio i DJ per fare un grande lavoro promozionale e aiutarci affinché la gente ci conosca. In particolar modo mando un bacio grandissimo “de coco acaramelao” alla mia amica Roberta “Besito de Coco”, ditele che le voglio molto bene e che la ringrazio per essere una persona molto affettuosa e di una simpatia ineguagliabile… grazie davvero a tutti Jose Pepito Gomez.

 

Photo by Tom Ehrlich


 

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