Intervista a Lazaro Valdés dei "Bamboleo"
A cura di Stefano Santini
D. Bamboleo ha da poco festeggiato il decimo
anniversario. Vuoi raccontarci la storia della tua carriera musicale
dall’inizio? Tu sei figlio d’arte, tuo padre suonava il piano con
Benny Morè e tu hai studiato piano all’ENA (cfr. Escuela Nacional de Arte ) …
R. Si, io provengo da una famiglia di musicisti ma,
soprattutto di percussionisti. Mio nonno Oscar Valdes fu un pioniere
della percussioni a Cuba, un altro fu Marcelito Valdés, poi
Vincentico Valdés che fu un cantautore di boleros, mio zio Oscar fu
cantante e percussionista di Irakere, mio padre Lazaro Valdés fu
pianista di Beny Moré per formare il suo proprio gruppo che si
chiamava “T con E”. Poi ci sono i musicisti delle nuove generazioni
come mio cugino Oscarito Valdés del gruppo Afrocuba di Silvio
Rodriguez. Quando ero bimbo ascoltavo il mio padre suonare Mozart,
al piano accanto alla culla. Mi raccontano che io mi mettessi a
saltare. Un giorno, intorno ai 5 anni mi sono seduto davanti al
piano e da allora fino ad oggi che ho 41 anni non ho mai smesso di
suonarlo. All’ ENA ho studiato il violino, percussioni e un poco di
basso. Ho iniziato la mia carriera nel mondo del jazz con Bobby
Carcassés, con il festival del jazz di Montreal in Canada, Festival
Internazionale di Jazz Latino Plaza all’Avana. Come saprai, il
pubblico del jazz è molto limitato ed esistono pochi locali dove
suonarlo, quindi agli inizi della musica timba, accettai la proposta
di lavoro nell’orchestra di Pachito Alonso. Penso di essere stato
uno dei primi “tecladisti” a suonare la timba a Cuba.
D. Come mai, dopo aver studiato violino e percussioni, hai
iniziato a suonare il piano?
R. Perché sempre io ho desiderato essere pianista solo che la
scuola decise per me. Quando arrivai non c’erano più classi di piano
ma rimanevano solo classi di violino, clarinetto e percussioni,
allora decisi di andare in quella di violino, dove il piano è sempre
il secondo strumento complementare. Poi mi resi conto che il violino
non aveva nulla a che vedere con me, usciva un suono orribile, non
mi piaceva e non lo studiavo, mi dedicai a studiare il piano, musica
popolare, jazz, classica.
D. Quindi da musicista di jazz passasti a suonare timba.
R. Si, come dicevo, ho iniziato con Pachito Alonso e con il
suo gruppo ho avuto l’occasione di suonare pezzi miei. Dopo sette
anni mi venne voglia di formare il mio gruppo. Un mio amico aveva lo
stesso progetto e decidemmo insieme di iniziare questo lavoro …
anche se, dopo poco lui iniziò parallelamente un altro tipo progetto
con sua moglie. Diventammo l’orchestra rivelazione dell’anno in due
distinte occasioni, quella del programma televisivo “Mi Salsa”,
programma dove venivano presentate nuove orchestre e nuovi talenti,
e anche nel festival jazz del 1995. Il 1995 fu appunto l’anno in cui
iniziammo, precisamente il 14 di febbraio.
D. Si, mi ricordo un vostro concerto qui a Roma nel 1997.
Era uscito il vostro CD “Te gusto o te caigo bien”. Ma tornando al
jazz, so che hai fatto un disco solista.
R. No, ne ho fatti due. Il primo è “De Tal Palo, Tal Valdés”
mentre ho appena terminato di registrare il secondo che si chiama
“Piano de Solar” e uscirà a fine anno….
D. Puoi anticiparci di cosa si tratta?
R. Questo disco è la mia trasposizione in chiave “jazz latino”
della musica che si fa nei solares, nella strada…
D. Vorrei sapere quali sono i musicisti che ti hanno più
influenzato.
R. Sono numerosi: Chucho Valdez, Gonzalo Rubalcaba, Chick
Corea, Herbie Hancock, Keith Jarrett, Oscar Peterson….
D. Il tuo stile pianistico si allontana un poco da quello
tradizionale. Mi riferisco allo stile di pianisti come Ruben
Gonzales o Lili Martinez. Come definiresti il tuo stile, e come si
colloca tra quello di pianisti come Manolito Simonet o Cesar Pedroso?
R. Vedi, io sono andato a scuola da Ruben Gonzales quando ero
già grande, da lui ho appreso molto dello stile popolare, perché
all’epoca ero soprattutto un pianista jazz. Con Ruben ho imparato a
dominare e mescolare due criteri di improvvisazione: quello del
latin jazz, che è l’incontro dei ritmi afrocubani con il jazz
nordamericano, e quello tradizionale cubano.
D. Noto che tra gli elementi essenziali della musica di
Bamboleo troviamo il funky…
R.
Si, mi piacevano molto gli Earth Wind and Fire, Kool and the Gang
D. Come mai a tutti i cubani piacciono questi gruppi?
R. Perché suonano una musica fantastica. Quelli della mia età
andavano alle feste e ascoltavano quella musica, penso che la musica
americana odierna, nonostante la sua qualità, non arrivi alle vette
di quella degli anni ottanta. E’ stata un’epoca molto importante,
per quanto riguarda melodia e armonia. Credo che tutti i musicisti
debbano qualcosa al funky e al soul.
D. Mi fornisci una tua definizione della timba? Secondo te,
come si colloca la timba rispetto alla salsa?
R. La timba è una corrente molto più forte, più dinamica,
possiede molti più elementi di percussione e contiene molti elementi
funky. Cuba è come una pentola in cui si sta cucinando costantemente
musica; i musicisti hanno tutto il tempo per ideare e creare. E’
così che nasce la timba … l’abbiamo chiamata timba proprio per
differenziarla dalla salsa.
Nonostante la salsa sia influenzata da alcuni elementi armonici e
melodici della musica nordamericana, non ha la ricchezza della timba.
Anche se, in definitiva, la salsa non è altro che il son cubano
modernizzato. A Cuba, Adalberto Alvarez continua a suonare son con
uno stile più tradizionale mentre i giovani musicisti, soprattutto
quelli che escono dalla scuola di arte la suonano in maniera
differente, come puoi vedere …
D. Si può dire che la timba non esiste come genere o ritmo
ma che è solo un maniera di suonare?
R. Esatto, è un’ etichetta, in realtà si dovrebbe chiamare
“musica cubana contemporanea”.
D. Questa musica contemporanea si differenzia da quella
tradizionale a partire dalla struttura del brano. Intendo riferirmi
ai blocchi come: l’introduzione, il coro..
R. Introduzione, coro, mambo, opzionale, coro, mambo e finale
D. Quando suoni dal vivo come ti regoli a proposito di
questi elementi?
R. . Quando si suona in concerto si mantiene la struttura
originaria del brano, ma dentro di quella ci si regola volta per
volta in funzione del pubblico che hai davanti. Se hai un pubblico
freddo non ha senso insistere allungando i cori o il mambo.
D. Invece, quando componi, come procedi?
R. È una cosa meccanica, conosco le esigenze dei ballerini.
L’idea di nuova canzone nasce generalmente da un coro. Non è il
testo, bensì il coro il primo elemento su cui costruisco un brano.
Se il coro è avvincente anche la canzone lo sarà. Poi, in funzione
del coro, si aggiungono le parole … si compone il testo, alle parole
associo poi la musica che sia in sintonia con il testo stesso.
D. Così si inizia prima dal coro…
R. Si può anche partire dal testo e poi creare il coro. Ma noi
facciamo generalmente come ti ho raccontato. Se hai notato, in molte
canzoni ora si inizia subito dal coro perché la gente lo riconosca e
inizia a ballare.
D. Stai collaborando a qualche nuovo progetto come quello
di “Cuba le canta a Serrat”? Per quel disco scegliesti la canzone
Penelope, perchè hai scelto proprio quella?
R. Perché è una canzone molto bella ed era anche l’unica che
conoscevo. hahahaha
D. Il disco ha avuto la nomination per il Grammy!
R. Si, ma non l’abbiamo vinto perché siamo cubani, se
l’avessero fatto i portoricani avrebbero di sicuro vinto il premio.
D. Il tuo gruppo Bamboleo è stato sempre caratterizzato
dalla presenza di bellissime voci femminili: Haila Mompié, Vannia
Borges e ora Tania Pantoja. Quale criterio adotti per selezionare e
scegliere le voci femminili?
R. E’ più facile fare la “guerra” per una donna che per un
uomo,
D. Non capisco. La guerra?
R. Guerra tra i gruppi musicali intendo! Provengo dal gruppo
di Pachito Alonso, lui aveva le sorelle Nuviola e ho notato che
esisteva meno competizione con i gruppi che avevano cantanti uomini.
In questo modo, pur avendo lo stesso livello di popolarità, non devo
scontrarmi con Paulo FG o la Charanga Habanera …
D. Ma le tue cantanti devono avere un timbro di voce
particolare?
R. No, tutte sono arrivate con solo un desiderio, quello di
cantare. Il loro timbro è caratteristico ma non le ho scelte per
quello.
D. L’idea iniziale delle ragazze con le teste rasate fu tua?
R. No, Vannia fu costretta a redersi per fare una copertina di
un disco e quando la vidi fece radere anche Haila e da li è nata una
moda in Cuba. Si chiamava il “taglio” alla Bamboleo
D. Perché dopo tanti anni hai abbandonato l’etichetta
Ahi-Nama?
R. Abbiamo avuto una discussione, abbiamo avuto forti
contrasti per 4 o 5 anni e non ho terminato il disco che stavo
facendo con loro. Quindi, tutte le canzoni inedite le ho utilizzate
nel nostro ultimo disco “Todo lo bonito”.
D. Hai dei brani pronti per un nuovo disco?
R. Si, ho appena terminato di fare un altro disco per Bis
Music, uscirà a fine anno con le canzoni rimanenti e anche con altre
nuove che non ho ancora suonato in pubblico … perché voglio che
siano una sorpresa.
D. Come è nato il disco “Todo lo Bonito” con la Planet
Records?
R. La Planet mi ha contattato perché avevano bisogno di una
sola canzone. Allora gli raccontai che avevo una serie di canzoni
inedite. A quel punto ci accordammo e realizzammo il disco “Todo lo
Bonito”.
D. Quali sono i tuoi piani per il futuro?
R. Comprarmi una villa con piscina jajajajaja!! Scherzi a
parte, penso di continuare con energia soprattutto con un occhio
vigile sul mercato europeo, che avevamo un po’ perso di vista. Erano
già quattro anni che non suonavamo qui. Voglio fare concerti sempre
più grandi e spettacolari.
D. …suonando anche un po’ di reggaeton?
R. Si, perché no? Non si può andare contro la moda del
momento. Però reggaeton suonato con il nostro stile “a lo Bamboleo”,
senza bisogno di tutti quei soldi … come fanno gli yankees. Per fare
della buona musica non servono, l’unica cosa che conta è che alla
gente piaccia.
D. Bene, ti ringrazio per la tua disponibilità e per finire
vuoi dire qualcosa ai tuoi fans?
R. Niente di particolare, solo che Bamboleo sta bene ed in
salute. Aspettate il nuovo disco, sarà una bella sorpresa
|