Intervista a Rodolfo Crespo, in arte FITO GRESS.
di Salvatore "Sasà" Lattanzio
Ho incontrato Rodolfo Crespo, in arte Fito Gress, nel suo “laboratorio musicale” di Trieste e gli ho rivolto qualche domanda. Abbiamo rivissuto alcuni tra i momenti salienti del suo percorso artistico e del suo modo di sentire e comporre musica.
Buona lettura, Locos!
D. - Anno 1996. In Italia i grandi movimenti salseri legati al ballo e alla musica latina sono ormai una realtà. Nel nord-est italiano, un cantante di talento entra a far parte di un Gruppo costituito qualche anno prima e composto da musicisti provenenti da diverse esperienze musicali. Il cantante è “Fito Gress”, il gruppo “La Banda del Puerto”. Ciao Fito e benvenuto sul sito locosporlasalsa.com
R. – Grazie, è un vero piacere!
D. – Fito, come sei arrivato in Italia?
R. – Nel 1994 sono “sbarcato” in Italia per una tournè voluta da Gianni Minà…
D. - Quindi è vero, come ho letto anche su altri siti web, che ti ha scoperto Gianni Minà?
R. - In realtà non ha scoperto me. La verità è che io venivo in Italia per accompagnare alla chitarra il cantautore cubano Augusto Enriquez e il suo gruppo, i Moncada. Qua ho avuto il piacere di conoscere Gianni e siamo rimasti sempre in contatto, fino alla fine della mia esperienza con i Moncada.
Sempre nel ’94, ho conosciuto i ragazzi che stavano formando la Banda del Puerto. Siamo rimasti in contatto, fino a decidere nel ’96 di lavorare insieme.
D. - Qual’è stato il tuo percorso artistico?
R. – A Cuba ho avuto l’opportunità di lavorare con ottimi artisti, come Anabel Lopez, sorella di Silvio Rodriguez, in particolare con Abel Quintero, grandissimo cantautore de “La trova cubana”. Lì mi conoscevano come “Fito il chitarrista” e suonavo musica rock, anche se si pensa che a Cuba non ci sia questo movimento. In realtà, io sono andato via e sono diversi anni che manco da Cuba, ma so che il rock è cresciuto parecchio nel mio Paese e un po’ mi dispiace non essere lì ora. Ho visto un film, si chiama “Havana Blues”, in cui suonano tanti musicisti cubani, con cui ho lavorato a Cuba. Con loro ho imparato tanto, sono grandissimi professionisti!
Poi con Augusto sono venuto in Italia, ho conosciuto l’agente che mi ha convinto a lanciare, insieme alla Banda del Puerto, il disco “Fito Gress e La banda del Puerto” in cui c’era un “bonus track” dal titolo Havana Cola…
D. – Fito, una curiosità: come nasce il nome “La Banda del Puerto?
R. – Io sono arrivato dopo; ma mi hanno detto che tutto nasce dalle loro origini, poiché erano tutti ragazzi che venivano dal mare, da “posti di porto”. Italiani e cileni.
D. - Come si fa a capire che si è all’inizio di un progetto musicale di successo? Vi siete resi conto, ad esempio componendo Havana Cola, suonandolo, che eravate di fronte ad un “Exito”?
R. – La cosa base è che sia orecchiabile, che abbia un buon ritornello, se vuoi una canzone “popolare”. A me piace scrivere cose che hanno un senso: è importante che la canzone esprima sentimenti vissuti, storie, che parli anche d’amore ma che tocchi l’anima, magari detto con poche parole. Mi piace cercare parole per esprimere emozioni. In sintesi: orecchiabile e con un testo piacevole e significativo.
D. – Vediamo se ho capito. Tu dici: “riuscire a trasferire le tue emozioni all’interno di una melodia facilmente orecchiabile e comprensibile per la gente”. E’ quello che tu fai con la tua musica? Havana Cola è nata così, con questa tua idea della musica?
R. – Havana Cola è nata per caso! Una sera eravamo a suonare a Bibione, al Caribe. Avevamo degli amici che ci seguivano sempre nei concerti. Hanno portato al tavolo una caraffa di cola e rum; per ringraziarli abbiamo improvvisato un coro che diceva “Havana cola, grazie per l’havana cola!”. Tutti hanno cominciato a ballare. Così abbiamo lavorato su quel “coro di ringraziamento” ed è nata la canzone…
D. - Dieci anni di collaborazione, passati a cantare, suonare e scrivere musica. Havana Cola, Sin Ti, Buena Noches Puertorico, El son para Ella, Son Montuno, Tu Amor, solo per fare alcuni nomi. A quale dei tuoi successi di quel periodo sei più legato e perché?
R. – “Salsero”, senza dubbio. Ci sono molto legato. Io venivo dal rock e quella è stata la prima canzone in salsa che ho fatto. Con “Salsero” ho cambiato il mio stile di musica e mi sono reso conto di qual’era il mio vero DNA.
D. - Se ti dico: “Paulito FG… concerto a Bassano del Grappa…”, ti viene in mente qualcosa?
R. – Un bel ricordo! Eravamo lì per un concerto, insieme ad altri artisti. C’era come ospite anche Paulito, che alla fine è salito sul palco e improvvisato, insieme a tutti i nostri musicisti, una jam session di Havana Cola, con il pubblico coinvolto all’unisono.
D. - C’è un concerto, in particolare, a cui sei più affezionato? Perché?
R. – Sono molto legato al concerto fatto a Bari nel 2001, alla discoteca Heineken. Tremila persona che ci aspettavano. Non eravamo mai stati da quelle parti ed eravamo in un momento di grande notorietà del nostro Gruppo. Una grande attesa seguita da un bellissimo concerto.
D. – Fito, secondo te, una canzone è solo per ballare? Solo da ascoltare? O entrambe le cose?
R. – Io credo che una canzone è per ciò che uno desidera: ballare, ascoltare, non è così importante. La differenza la fa l’emozione che provi e come la vivi. Pensa per esempio al diverso modo di sentire la musica in pista. E’ bello vedere, durante i concerti, la gente che balla in mille modi diversi; vivono e interpretano le loro emozioni, ognuno secondo il proprio sentire.
D. - Cantante e compositore. Preferisci che dicano di te: “ ha una voce bellissima?” o “scrive dell’ottima musica?” Perché?
R. – Tutte e due le cose! A parte scherzi, difficile scegliere… Certo, quando ti dicono che scrivi della buona musica, per un compositore, è bello sentirselo dire…
D. – Ecco, appunto, parliamo di come definiresti il genere di musica che scrivi. O meglio, come vorresti che il pubblico lo “riconoscesse” nell’attuale panorama musicale salsero?
R. – Io vivo la mia musica come “un’ondata fresca”. Cerco di fare una salsa orecchiabile, con buone sonorità. Sempre salsa, ma un’onda salsera, che a seconda del brano, si può evolvere in romantica o timba, non è importante. Ciò a cui tengo è fare sempre un prodotto musicale fresco e con bei testi: melodia e ritmo, facendo tesoro della mia esperienza rock.
D. - Dal 2006 sei solista, accompagnato nei concerti dalla tua nuova band “Fito Gress Y la Dura”. Prima una pregevole salsa romantica, “Solo por Ti”, dedicata alla tua terra natale, Cuba, e poi la bachata “Hay Amor” dalle tonalità morbide e vibranti, dedicata a tua moglie Viviana. Come sta andando questa tua nuova esperienza, con questo nuovo gruppo?
R. – Dopo che mi sono separato con la Banda del Puerto, ho cercato qualcosa che ancora mi mancava: la possibilità di curare personalmente gli arrangiamenti, di esprimere pienamente la mia creatività musicale. Ho trovato un grande affiatamento con il direttore musicale del gruppo, Asalis Vibuan, cubano, vive a Milano, ha suonato con Jerry Galante, accompagna al basso molti artisti che vengono a suonare al Festival a Milano. Fino a poco tempo fa c’era anche Leo, il batterista della Banda del Puerto, che ora vive in Spagna, a cui sono molto legato. Gli mando un saluto particolare, sperando che legga questa intervista! Fanno parte de “La Dura”, Euvenio, bravissimo trombettista cubano. El Chino che suona anche con i Mercadonegro. Per un po’ c’è stato anche Amaury Perez, trombonista di Paulito FG (era con me nel concerto di Bassano del Grappa).
D. – Quindi, tutti musicisti professionisti di “provenienza salsera”?
R. - Certo. Carlos, ad esempio, il pianista del gruppo, che viene dal Cile ma che ha la salsa dentro!
D. – Fito, il tuo ultimo singolo?
R. – Nella nuova compilation di salsa.it c’è una bachata che si chiama “Cristina”, ed una salsa che si chiama “Solo”. Ma, soprattutto, sto per terminare il mio primo album da solista…
D. – So che è stato impegnativo e che ci lavori da parecchio tempo, ma, insomma, quando esce?
R. – Ho preferito ritardare un po’ il lancio. Doveva uscire già qualche mese fa, ma ho voluto rivedere e migliorare alcune parti. Un lavoro veramente impegnativo… oramai dovremmo esserci, un paio di mesi al massimo, almeno spero.
D. – Bene, tienici aggiornati! Cambiamo argomento: cosa ne pensi dell’attuale produzione di musica latina in Italia?
R. – C’è tanto impegno e tante belle produzioni in giro. Belle iniziative. Ho visto un po’ crescere il movimento in questi dieci anni. Ci sono prodotti buoni. Certo siamo in Italia, non siamo negli USA! Il mercato è un po’ piccolo, ma, per fortuna, tanto fermento e tanti artisti…
D. – Ecco, qualche nome, in particolare?
R. – Beh! Penso a tutti. Enriquez, Elmeina, Croma Latina, Mezcla Latina, Massimo Scalici, El Rubio Loco, ecc.... tutti quelli che credono in questa musica e la portano avanti. El Rubio Loco, ad esempio, pur non essendo cubano, ha portato la “sua salsa”, questo, secondo me è un pregio e arricchisce il movimento.
D. – Fito, parliamo di strumenti “campionati”. Cos’è la campionatura? Opportunità? Innovazione? Un male necessario?
R. – Credo sia un po’ di tutto questo. So che molti la vivono come un problema. Ogni tanto “sbircio” sui forum e leggo di gente che si lamenta di suoni, di “fiati” campionati, ma anche di gente che fa complimenti… Secondo me, parte da una necessità: non avere la possibilità di lavorare sempre con musicisti di cui hai bisogno. La tecnologia può aiutare. Sei al computer con suoni che sembrano reali, perché sono reali, e ti metti a lavorare con questo.
D. - Quindi, secondo te, la campionatura può aiutare un’artista nella sua creazione?
R. – Nella creazione si, ma dopo, tutto questo deve portare alla canzone vera e propria. Posso darti una “demo”, con musica campionata, ma non deve uscire sul mercato una cosa così! I musicisti devono essere liberi! Perché la musica possa venire dal cuore, non dal computer. La tecnologia va rispettata, ma sono i musicisti che devono fare la differenza. Anche perché poi, nei concerti, è il tuo prodotto che porti nello spettacolo, e se hai lavorato con mille campionamenti, quando suoni con la tua band non ce l’hai…
D. – Insomma, Fito, campionatura o non campionatura, è la qualità dell’artista che fa sempre la differenza. E la gente se ne accorge…
R. – Certo! Non ti nascondo che anch’io ho lavorato molto con la campionatura. Vivo a Trieste, non mi è facile, per esempio, andare a Milano e lavorare con tutti i musicisti per fare le registrazioni. Tante cose che lo ho dovute fare qui dove vivo, col campionamento. Molte tracce, le faccio qui, poi vado in studio e ci lavoro di nuovo, con i musicisti.
D. – Progetti per il futuro?
R. – Ora c’è da terminare il disco. Poi la sua promozione e, spero, tanti bei concerti in giro per l’Italia…
D. – Locosporlasalsa.com è un sito web visitato da tanti salseri romani: possiamo augurargli di assistere presto ad una delle tue performance, in qualche locale a Roma?
R. – Vedremo, c’è un progetto su cui sto ragionando… mi farebbe molto piacere esibirmi di nuovo a Roma. Mi ricordo quando sono stato a La Tropical, grazie all’amico Lazaro Martin Diaz, col gruppo de La Banda del Puerto, diversi anni fa. Ci siamo divertiti tantissimo e la gente di Roma è meravigliosa!
D. – Bene Fito! Allora, a nome degli amici di locosporlasalsa.com, non mi resta che farti un grande in bocca al lupo per il lancio del tuo primo album da solista e un arrivederci, magari ad una dei tuoi prossimi concerti!
R. – Grazie a te e un saluto a tutta la gente di Locosporlasalsa.com!
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