Intervista a Marco Migneco, in arte: DJ “El Chino”
di Stefano Santini
D. La prima domanda è banale ma non posso non fartela. Dovresti raccontaci come hai iniziato a fare il DJ di salsa e come sei diventato DJ El Chino.
R. Ho iniziato facendo il DJ, nelle normali discoteche. Ho lavorato in locali come “Baia Imperiale” e “The Blu Zone”. Poi, per esigenze lavorative non connesse all’attività di DJ sono stato costretto a trasferirmi in Gran Bretagna per un anno. Al mio ritorno, mi sono fidanzato e ho chiuso con il lavoro di DJ … la mia ragazza era molto gelosa (ride).
D. Uhm …credo anche di averla conosciuta…
R. Eh si ! Ho invece iniziato un corso di salsa insieme a lei. Durante il corso mi sono accorto che, in realtà, a me non interessava ballare. A me piaceva moltissimo la musica che ascoltavo. Questa passione mi ha spinto ad informarmi e comprare i primi dischi. Eravamo a metà degli anni ’90. Poi, Simona Baldelli e Carlos Ponce D’Leon (due maestri di ballo) … tu li ricordi … mi invitarono a fare il Dj all’Arca. All’epoca mi pagavano con 50.000 lire e due birre Peroni, ah ah ah
D. Mi ricordo benissimo!
R. Erano serate molto semplici ma ci divertivamo moltissimo! Ricordi? Venivano spesso anche Eddy perez e Tony Castillo. Proprio Tony mi chiamò a fare il Dj per la serata organizzata per festeggiare il suo compleanno al “Cleopatra”. Erano altri tempi … si facevano cose interessanti insieme a Roberto Evangelisti, Reinaldo Hernandez.
D. Mi pare di ricordare che proprio Reinaldo abbia dato una svolta decisiva alla carriera di El Chino?
R. Si, anche se in realtà mi ero già formato un bagaglio musicale e professionale, conoscere Reinaldo è stato entrare in contatto con la “tradizione orale” della musica afro-cubana incontrare le “radici della salsa”. Mi ha trasmesso moltissimo. Nozioni musicali, notizie e fatti che riguardano la musica afrocubana che non troverai mai su internet.
D. Per un certo periodo di tempo, hai anche gestito un’ attività commerciale insieme ad un amico. Praticamente tu ed Enzo Orlandi eravate un punto di riferimento per chiunque volesse comprare dischi di salsa. “Papaveri e Papere”, era uno dei pochi negozi dove poter comprare CD di importazione dall’America latina. Cosa ha rappresentato per te quell’esperienza?
R. Quell’esperienza mi ha permesso di conoscere moltissima gente. Tra queste, ho avuto la fortuna di conoscere Roberta “Besito de Coco”, persona con una cultura musicale spaventosa. L’esperienza di “Papaveri e Papere” è stata determinante anche da un altro punto di vista. Noi compravamo dischi da un distributore di New York e da uno di Miami. Come ricorderai, in quegli anni internet era ancora agli inizi e decidevamo cosa ordinare su dei cataloghi cartacei. Non potevi ascoltare i dischi preventivamente, dovevi sapere necessariamente chi suonava in quei dischi, chi cantava … chi produceva. In base a queste informazioni decidevi quante copie importare di un titolo o di un altro. Altrimenti, correvamo il serio rischio di importare CD che non avremmo mai venduto.
D. Insieme ad Enzo Orlandi hai avuto altre esperienze importanti, come l’organizzazione delle serate presso IL CLUB “La Palma”. Raccontaci come iniziò questo progetto.
R. Abbiamo iniziato per uno “sfizio” personale, per dare sfogo alle nostra voglia di proporre musica. Enzo iniziava il pre-serata con il Latin Jazz, poi subentravo io. Ci eravamo creati una nostra nicchia, un’alternativa ai grandi locali. Abbiamo avuto l’onore di proporre gruppi dal vivo come NG la Banda. Poi l’avventura si è esaurita per varie incomprensioni. Poi, le spese per affittare il locale erano lievitate e ci è stato impossibile continuare.
D. Ci racconti anche della tua esperienza radiofonica su Radio Mambo? Mi ricordo che facevi una trasmissione sempre insieme al quel personaggio di cui abbiamo appena parlato. Come si chiamava la trasmissione?
R. Appunto, si chiamava ”Enzo Orlandi Sciò”.
D. Ah, si! Con il particolare che “Show” era scritto proprio “Sciò”. Che matti!
R. A quel tempo, Radio Mambo non aveva speakers, mentre Enzo era uno speaker di Radio M 100 Stereo, praticamente la “mamma” di Radio Mambo. Quando sono stati introdotti gli speakers è subentrato Enzo, ed io con lui. Era una trasmissione dove non si parlava di salsa, nonostante facessimo ascoltare salsa. Proponevamo proprio bella musica, anche se non dovrei dirlo io. La trasmissione era dissacrante ed improntata sul “cazzeggio”, diciamolo!
D. Partecipavano altri personaggi veri ed inventati, ricordiamoli.
R. C’ero io con “Capelli” … poi interveniva Besito de Coco e il personale di Radio M 100. Le radio erano nello stesso appartamento una di fronte all’altra. Quando finivano di fare le loro trasmissioni venivano da noi a fare i vari ”personaggi”.
D. Era una specie di “Alto gradimento” …
R. Avevamo inventato un personaggio chiamato Franco Califfon, un Franco Califano in francese. Abbiamo avuto dei riscontri molto positivi … e anche ospiti illustri, come Awana Gana!
D. Ah ah ah, ma dai! Il mitico Awana Gana … non ci posso credere.
R. Si, veramente. Mi sono veramente divertito.
D. Dopo l’esperienza radiofonica?
R. Dopo ho fatto solo il Dj nei locali. Abbiamo chiuso il negozio di dischi. Capisci … lavorando la notte, il giorno devi dormire e riposarti. E’ difficile portare avanti altri impegni.
D. Hai lavorato in diversi eventi e congressi salseri?
R. Sai, ho lavorato moltissimo fuori Roma, girando molte città italiane. Queste serate mi hanno dato la possibilità di farmi conoscere. Così sono stato invitato come Dj da personaggi del calibro di Angel Ortiz, un ballerino molto famoso che ha iniziato con Eddie Torres. Ho fatto il Dj nel Salsa Congress in Norvegia e Danimarca, in Svezia con Pedro Gomez. Ho lavorato in Germania (Stoccarda), con il mio amico cubano Osmany … addirittura ho fatto il Dj in una crociera Genova-Barcellona, un evento promosso da un’organizzazione del nord Italia: “Eventi Latini”. Partecipo ad un appuntamento annuale estivo molto importante, il festival latino americano “Fiesta”.
D. I tuoi impegni settimanali sono abbastanza noti al popolo salsero, ma vogliamo ricordarli?
R. Attualmente, a Roma lavoro il lunedì al Cafè latino, il martedì al Bliss con una serata prettamente cubana, il giovedì allo Star max di Perugia, il sabato al Cuba Libre e la domenica altro locale storico: il Caruso Café de Oriente. Venerdi me lo lascio libero per fare lo special guest in tutta Italia………..
D. La serata del Bliss è un appuntamento molto particolare, direi di “nicchia”
R. Quella è una serata che considero la mia “valvola di sfogo” . Come affermo sempre, il bravo Dj non è quello che lavora a testa bassa proponendo la musica che piace a lui, ma quella che richiede la pista. Nel martedì romano del Bliss, ho un tipo di pubblico che mi segue e mi permette di poter proporre un certo tipo di musica. Nelle altre serate devo essere molto attento alla pista e ai ballerini. Il martedì mi posso esprimere come voglio.
D. Lo so benissimo. Però devo sottolineare che oltre a proporre musica cubana, sei in grado di spaziare a 360° proponendo salsa portoricana, di NY, colombiana. In questi anni mi è capitato di sentirti lavorare con ogni genere di salsa, perfettamente a tuo agio con la musica portoricana … e sempre di un certo spessore qualitativo.
R. Si, devo stare molto attento al pubblico. Anche se a volte mi spiazzano con richieste bizzarre. Come quando mi chiedono una “salsa Los Angeles Style” … che musicalmente non esiste. Il Los Angeles Style è appunto di Los Angeles, ed è stato ideato da un messicano. Che salsa si suona a Los Angeles? A parte Omar Soza e Rebeca Mauleon che fanno Afro-jazz … non credo che esista un genere di salsa di Los Angeles. Secondo me, si fa spesso l’errore di confondere il ballo con la musica. A volte mi chiedono di mettere una rueda, oppure mi richiedono una “salsa in linea” … capisci bene che non esistono. Sono modalità di ballo, non musica. Ormai moltissimi fanno la rueda con “La Borrachera” e “Ay Amor”. Addirittura, non fanno la “rueda de casino” se non gli metto quelle canzoni. Non accade che ascoltando una canzone particolare … si formi una rueda, no. Vogliono quelle canzoni in particolare.
D. I tuoi progetti futuri?
R. Non sono ossessionato dalla voglia di “arrivare” … mi piacerebbe invece fare in modo che la gente ballasse con “gusto”, pensando più alla musica che al ballo stesso. Vorrei che i ballerini ascoltassero di più la musica … che ballassero una canzone perché li “prende”, perché li scuote, non perché l’hanno ascoltata 1000 volte.
Ho 2 sogni, un congresso salsero a Cuba e uno a Puertorico. Poi, dovrei collaborare con una radioweb che partirà fra poco, quindi non anticipo niente per scaramanzia.

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