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Intervista a Manolito Simonét - La musica cubana perdurà

Intervista a Manolito Simonét
"La música cubana perdurará"

 

di Yelanys Hernández Fusté
(Juventud Rebelde) 3 de junio de 2007

Manolito SimonétIl son cubano ha in Manolito Simonet uno dei suoi più rigorosi cultori. E’ tra coloro che si mantengono fedeli alla sonorità più classica dell’isola. Questo suo toque caratteristico si distingue nelle produzioni discografiche come Marcando la Distancia, Se Rompieron los Termometros” e la ballatissima Locos por mi Habana.
“Molti dicono che il Trabuco sia una delle orchestre nazionali che più si caratterizzano per le sue peculiarità, timbrica e sonorità” assicura Simonet, che precedentemente ha popolarizzato il suo stile musicale nell’orchestra Maravilla de Florida.

Per il direttore del Trabuco che, con un formato “charanga” moderno, attualmente si distingue nettamente dalle altre orchestre, sono innegabili le influenze di Conjunto Rumbavana, Chappotin e delle orchestre come Aragón, Van Van e Adalberto Alvarez y su Son. La Feria Internacional Cubadisco 2007, conclusa recentemente, ha regalato due sorprese all’artista: la prima, la possibilità di presentarsi insieme al boricua Andy Montañez; e la seconda, vincere il premio nella categoria “musica popular bailable con Hablando en Serio.

“Questo è un disco differente. Da un punto di vista generale risulta molto simile (e a volte no) a ciò che abbiamo prodotto in questi 14 anni di lavoro ma, differentemente dai dischi precedenti, questa nuova produzione ci avvicina di più alla timba, anche se la nostra orchestra non è tra quelle che più hanno sviluppato questo genere. Esempi di questo avvicinamento sono il brano che ha dato il titolo al disco e Comunícate. Nel disco vi sono anche temi tradizionali ma con “toques” contemporanei come Sabrosona, un omaggio alla musica antologica, di cui abbiamo realizzato un videoclip in bianco e nero. Abbiamo incluso anche un merengue, che generalmente non viene suonato dai gruppi cubani”.


D: Si aspettava il premio?

R: Mi ha sorpreso. Non speravamo di vincerlo, anche se in edizioni precedenti dell’evento, lo abbiamo già ricevuto. Ma la sorpresa c’è stata, perché non si premia un gruppo vecchio piuttosto che uno nuovo, ma il disco di maggior successo, di migliore qualità o quello registrato nel modo più accurato. Per questo non mi sorprende che orchestre nate anche da appena un anno possano vincere il concorso.
Inoltre, per ottenerlo a Cuba, paese bailador  dove i gruppi che si cimentano in questo tipo di musica suonano molto bene, si entra in competizione con le orchestre più famose dell’isola. Sebbene non sia un premio di popolarità, è comunque molto legato al pubblico.

D: Molti bailadores percepiscono una certa identificazione della sua musica con quella dei Van Van. Da dove proviene il son di Manolito Simonet?

R: Proviene dalle mie radici, La mia famiglia è sempre stata molto sonera, ho uno zio che era un tresero molto bravo. Anche se non tutti i miei parenti si sono realizzati professionalmente, sono tutti molto “musicali”. Io sono di Camagüey, ma quasi tutti i “miei” vengono da Santiago de Cuba, Palma, Soriano e Sierra Cristal. Il mio son viene dai luoghi dove ebbe origine. Fin da bambino mi affascinavano le orchestre di musica ballabile e attualmente ne dirigo una.

D: Con Maravilla de Florida è entrato in contatto con la musica tradizionale cubana, che elementi ha preso da questa?

R: Quando ho iniziato in Maravilla de Florida, l’orchestra possedeva uno stile molto simile a quello della Orquesta Aragón. A quei tempi, le charangas possedevano elementi caratteristici che le identificavano molto come tale formato. A quell’epoca, e grazie ai musicisti del gruppo, ho tentato di creare un nuovo stile che si è differenziato completamente da quello di altri gruppi come Original de Manzanillo o Aliamén. Maravilla de Florida ha sempre goduto di un suo successo con il pubblico, l’innovazione fu quella di introdurre un forma di imitazione dei “metales” con i violini, tutti tentavano di farlo, però ognuno a modo proprio, fortunatamente io vi sono riuscito in un modo che è piaciuto molto.
Credo di aver trasferito questa caratteristica anche alla mia orchestra. E’ una cosa a cui sono molto legato, impossibile separarsene. Il Trabuco ha le sue sonorità, ha un po’ di Juan Formell, di Adalberto Alvarez, tanto del lavoro con la sua orchestra attuale come con Son14, delle orchestre charanguere e anche di ciò che si suona a Portorico. In definitiva, tutto questo risulta nello stile del Trabuco.

D: Ha dichiarato che “per essere popolari non è necessario fare concessioni al cattivo gusto”. Significa che fare musica è anche un modo di guidare ed istruire il pubblico?

R: Sicuramente, credo che ricorrere a questo tipo di concessioni (ndt: al cattivo gusto) per guadagnarsi più popolarità denoti una mancanza di risorse. Quando il ricorso al “cattivo gusto” diventa evidente, anche se puoi arrivare ad essere molto famoso, non lo rimani a lungo. Perché devi ricorrere sempre a questo espediente; all’inizio la gente lo accetta, poi inizia a criticare. La musica deve raccontare la cronaca della vita e dell’amore, Quello che dobbiamo evitare è essere troppo “locali” nei testi, perché li capiscano in altre parti del mondo. Gli autori ed i cantanti devono tenerlo in considerazione.

D: Allora, pensa ai bailadores quando scrive i suoi testi?

R: Lo faccio, perché se si continua a ballare son a Cuba, lo si farà dappertutto. Credo che i balli cubani siano sempre stati quelli con maggiore seguito, e mi riferisco al cha cha cha, al danzón, al son e altri. Se nell’isola continuiamo a “caricare queste batterie”, potrà continuare ad essere così. Qui la musica è molto legata al ballo. in questo paese, è un “duetto” imprescindibile.
Dobbiamo stimolare di più la gioventù cubana perché continui a ballare musica cubana, che la conosca profondamente e che esistano più luoghi dove ballarla. Ballare è salutare.
Noi musicisti suoniamo per tutti, lo abbiamo fatto insieme a la Federacion Estudiantil Universitaria (FEU) e con la Union de Jovenes Comunistas (UJC), però chiediamo che ci sia più apertura: che il sabato la gioventù possa uscire a scegliere dove andare a ballare. Noi troveremo abbastanza tempo per suonare tanto in luoghi dove l’ingresso è in pesos convertibili, che sono importanti perché si guadagni valuta pregiata, sia in quelli in moneta nazionale. La gente deve godersi la musica popolare, così che non passi di moda nessun ritmo. Se non facciamo in questa maniera, si continuerà a consumare quel genere di musica che si sente ora, di cui non voglio nemmeno menzionare il nome, perché non si sa nemmeno cosa dicano i testi. Ma questa musica è quella che circola adesso e che è di più facile consumo.

D: Come affronta la sfida di produttore discografico?

R: L’attività di produttore musicale è molto legata alla mia attività di musicista. Devo essere attento che le registrazioni siano della migliore qualità possibile. Per questo devo avere un’attenzione per le sonorità che oggi si ascoltano nel mondo; convincere i direttori di orchestra e le persone coinvolte nella realizzazione del disco dell’importanza di liberarsi delle abitudini acquisite nelle esibizioni dal vivo. E’ esigere molto.
Attualmente produco il nuovo CD di Waldo Mendoza, che è un gran interprete. Ho curato la produzione del disco “Homenaje a Lilí Martinez Griñan, ex pianista del Conjunto Chapotín, a cui hanno partecipato Mayito Rivera e Laito; il disco Estrellas De Areito, con diversi cantanti di gruppi come Van Van, Anacaonas e NG la Banda. Ho realizzato lo stesso lavoro per solisti come Virginia (ex cantante di Los Surik), Lazaro Miguel (ex cantante di Manguarè) e ho partecipato nella produzione di Buscando la Melodia, disco dedicato a Beny Moré, in cui hanno cantato i concorrenti del concorso “Buscando el Sonero”, nel programma televisivo “Mi Salsa”.
All’estero ho collaborato con Parera, produttore di Placido Domingo e Luciano Pavarotti, nella Los Sabandeños de España e anche in quella del gruppo olandese Jackie Family. Curo inoltre tutte le produzioni dei miei dischi. E non ricordo le consulenze che fornisco ad altre produzioni discografiche.
La produzione è qualcosa a cui mi sto dedicando da diverso tempo, e la coniugo con i nostri impegni fissi e le esibizioni del gruppo.

D: Locos por mi Habana, multipremiato nel Premios EGREM 2005, ha rappresentato un punto di riferimento musicale per l’orchestra. Pensa di superare questo successo con Hablando en Serio e le proposte future?

R: Hablando en serio non è stato realizzato per competere, come abbiamo detto prima. Anche se, in passato, lo abbiamo fatto con Contra Todos los Pronosticos, i cui temi musicali sono diventati molto popolari: La Parranda, El aguila e Todavia No. Allora abbiamo dovuto registrare un disco che fosse migliore. Uscì Marcando La Distanzia, di cui si sono ascoltati molto il tema che da il titolo al disco e Tu me recordaras. Dopo è arrivato Para que Baile Cuba, poi  Saliditas contigo e La Boda de Belen, che però non superò i pezzi precedenti. La sfida è sempre stata quella di superare il successo del disco precedente. Se Rompieron los Termometros, premiato al Cubadisco, è stata una produzione che tecnicamente, è riuscita in questo intento. Locos por mi Habana ha portato la sfida al vertice. Hablando … è uscito un po’ dalla tradizione del gruppo, anche se ha ottenuto il suo riconoscimento. E il prossimo … continuerà il ciclo.

Tratto e tradotto da “Juventud Rebelde” - 3 de junio 2007

 

Foto del concerto di Manolito a Roma - Cinecittà Village il 28-06-07:

 


 

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