Intervista al Maestro Lazaro Martin Diaz
(giugno 2007)
di Stefano Santini
D: Vuoi raccontarci come, da ballerino e coreografo, sei arrivato ad essere un promotore della musica e cultura cubana con la tua società la “Lazaro Productions”?
R: La “Lazaro Productions” è praticamente la risultante finale di un processo evolutivo della mia carriera.
Rappresenta l’insieme di tutte le iniziative e le idee che avrei voluto sviluppare dai primi tempi della mia attività artistica in Italia. Il suo scopo è dare un ampio risalto alla cultura cubana, soprattutto alla parte folkloristica, però non si ferma a Cuba e abbraccia l’anima salsera di vari i continenti. Infatti, la Lazaro productions” si occupa anche della produzione del Salsa World Festival.
Prossimamente si occuperà di eventi come il Cuba Casino Word Festival, che si svolgerà a Cuba. E’ il mio progetto per il prossimo anno, se Dio vuole.
Sarebbe proprio un vero successo, portare a Cuba un festival internazionale. Perché Cuba sarebbe la protagonista della celebrazione di un fenomeno che si è generato a partire da Cuba e che, con il festival, tornerebbe nel suo luogo di origine. La “Lazaro productions” non si occupa solo della musica e della danza, quindici anni fa si è occupata anche di arti plastiche, collaborando con il comune di Roma.
L’evento era dedicato ad un pittore cubano che si è adoperato a dipingere Roma con il suo stile e gusto artistico, abbiamo mescolato la cultura cubana con quella romana. Molto interessante.
La Lazaro productions” ha moltissimi progetti, ciò che manca è la location adatta. Ho in progetto di affittare un teatro e realizzare un musical sulla musica cubana. Più precisamente sarà un musical su noi cubani nel mondo, sulla nostra vita, su quello che facciamo. Ho già pronto il materiale, sto solo cercando i protagonisti.
D: Chi ha scritto il musical?
R: L’ho scritto io.
D: Puoi anticiparci di cosa parlerà?
R: Come ti dicevo, parla di come, noi cubani, riusciamo a portare con noi la nostra cultura ovunque andiamo. Parla di come anche nelle condizioni più avverse riusciamo a fare musica, a ballare … a creare una ambiente positivo. La storia è basata sull’esperienza mia e dei miei colleghi sparsi per il mondo, si ispira agli artisti che hanno avuto difficoltà a Cuba, hanno lavorato qui ed in altre parti. Io sono in collegamento con loro attraverso internet. Ci siamo scambiati le nostre esperienze ed è nata questa cosa. Molti vivono o sono vissuti in Italia, questo paese ci ha accolto e ci ha dato tanto. Però noi abbiamo portato in Italia la nostra cultura ed reintrodotto alcuni valori storico-musicali che l’Italia ha un po’ perduto e che si trovano anche all’interno della musica cubana. L’Italia è così diventata la nazione dove più dove si balla più salsa.
D: Questa è un’opinione piuttosto comune ma, secondo te, perché la salsa è così popolare in Italia?
R: Secondo me, perché ci sono elementi di origine italiana all’interno della musica cubana e della salsa. Per questo motivo voi siete più vicini di altri a questo fenomeno. In altri paesi latini, come la Spagna, la gente balla salsa ma non così intensamente come si balla in Italia. Gli italiani vivono molto intensamente la musica cubana.
D: Sai, un paio di anni fa, durante un’intervista, Manolito Simonet mi disse una cosa simile. Che l’Italia è il paese che più ama la musica cubana, che c’è un legame particolare tra cubani ed italiani molto più che tra spagnoli e cubani, nonostante parlino la stessa lingua.
R: Non ti devi stupire. Storicamente, ci sono diversi motivi che legano i cubani agli italiani. Cuba ha subito l’ influenza della musica lirica italiana, del “bel canto” e della musica napoletana. La Habanera che è un genere musicale che contiene molti elementi napoletani. Ogni anno, a Napoli si svolge un evento musicale in cui sono invitati alcuni musicisti cubani che si dedicano a questa musica. Devo anche ricordare che Caruso ha cantato diverse volte a Cuba e le sue esibizioni hanno ispirato alcuni musicisti cubani. La stessa “Compagnia transumante del Teatro Lirico Italiano” è passata a Cuba. A Cuba esiste un movimento lirico molto importante. Tutti questi elementi italiani hanno gettato radici a Cuba e si sono mescolati con elementi afro e la musica popolare. Hanno influenzato la melodica e anche il modo di cantare. In generale, la musica lirica italiana ha avuto molta diffusione in America Latina, qui si è un po’ persa. Troviamo più tradizioni italiane all’estero che in Italia, a volte.
D: L’italiano si avvicina alla salsa ed al casino cubano per divertimento, per imparare un ballo di coppia e anche per socializzare. Come sei riuscito a stimolare l’ interesse per il folklore e la danza afro nei tuoi allievi?
R: E’ stato un passaggio quasi spontaneo. Noi cubani, quando balliamo, esprimiamo molti elementi danzanti che derivano dai balli folklorico-popolari, dalle radici afro. Balliamo e incorporiamo nella salsa questi elementi afro e della rumba. Senza volerlo, abbiamo stimolato la curiosità dei ballerini italiani e la loro voglia di apprendere il folklore cubano. Poi ci sono anche canzoni famose di diversi gruppi cubani che “invitano” ad eseguire passi di rumba o di santeria. E’ da sottolineare anche la presenza del Conjunto Folklorico Nacional de Cuba, all’interno di manifestazioni come il Salsa World Festival, questo ha contribuito molto a creare interesse intorno alle danze folkloriche e popolari cubane. Penso che l’apprendimento di questi elementi contribuisca ad accrescere ed ampliare il proprio bagaglio danzarlo, per diventare un ballerino più completo. Consente di esprimersi meglio.
D: E’ anche una bella difficoltà per noi italiani. Queste espressioni corporee e movimenti afrocubani non ci sono molto familiari.
R: E’ vero. Ma avete un gran senso di imitazione. Prima di tutto, la danza, è imitazione, poi viene l’interpretazione. Come dico io: “devo fare tanto di cappello”. Gli italiani stanno raggiungendo ottimi livelli. Il talento c’è e avete costanza. Ci sono tanti gruppi di ballo cubani e non cubani che hanno italiani al loro interno, come i Tropical Gem, ma anche nel mio gruppo ci sono tre italiani.
D: Oltre alla tua attività connessa al ballo, spesso ti sei dedicato alla promozione della musica cubana. Hai portato in Italia dei gruppi e, se non sbaglio sei stato i primo a portare Cesar Pedroso in Italia. Ci racconti qualcosa di questa attività e del tuo amore per la musica?
R: Io ascolto e ballo con qualsiasi tipo di musica, cubana e non. Ascolto musica classica, folkloristica, popolare, leggera, Jazz, la musica mi piace tutta. Però, in relazione alla mia attività recente, io ho lavorato con gruppi musicali che suonano musica ballabile. Sono gruppi come: Pupy y Los Que Son Son, Manolito y su Trabuco. Ho cercato di promuovere gruppi nuovi …
D: … un’ attività ad alto rischio per il nostro mercato!
R: … certamente! Guarda, sono stato manager di Pupy per tre anni, l’ho portato in Italia e l’ho praticamente fatto per l’amore dell’arte.
D: All’epoca lo conoscevano in pochi, in Italia.
R: Ah si, all’inizio dicevano ma chi è ‘sto Pupy, un pupazzetto? Ah ah ah … eppure “Los Que Son Son” sono un gruppo che fa musica in maniera molto interessante. Pupy è uno dei più bravi compositori cubani ed il suo gruppo sa lavorare molto bene con il pubblico. Oggi stanno uscendo moltissimi gruppi nuovi, ogni anno escono un paio di gruppi molto interessanti da Cuba. Molti stiamo ancora aspettando di vederli, qui in Italia.
D: Hai portato in Italia solo Pupy?
R: Ho portato diversi gruppi, come Manolito y su Trabuco, Manolin … ma molti anni fa. Ma sono stato il manager solo di Pupy. Poi ho lasciato perdere, è molto difficile. Per via dell’ambiente e la concorrenza. Ti fanno la guerra per avere l’esclusività. L’esclusività l’ottengono coloro che pagano di più .. ma quello che mi dispiace è, alla fine, i gruppi cubani ci guadagnano pochissimo.
D: In Italia, i gruppi cubani hanno molto successo, raccolgono abbastanza pubblico. Forse più che in altri paesi europei, credi?
R: Si, in Italia c’è più cultura musicale … forse. Abbiamo anche spazi più grandi per suonare. All’estero non ci sono spazi così grandi per questo tipo di concerti o per ballare. Non esistono nemmeno così tante scuole di ballo, come da noi. Gli italiani hanno anche più entusiasmo per i concerti, più capacità di creare un ambiente propizio. In Italia si sono trasferiti anche molti più maestri cubani di ballo che riescono a raccogliere persone, a formare comitive per andare ai concerti.
D: Ti sembra che, a Roma, il casino cubano sia più “forte” che in altre parti di Italia? A volte sembra quasi che l’Italia sia “spaccata in due” tra nord e centro-sud. Perché il casino cubano si è sviluppato così tanto a Roma rispetto ad altre città?
R: Non voglio fare l’immodesto. Da quando sono qui, mi sono sforzato moltissimo per diffondere e sviluppare il casino cubano. Credo che un 90% dei maestri di salsa cubana siano stati miei allievi, almeno per un periodo. Tieni poi presente che per molti anni sono stato il direttore artistico del Palacavicchi, forse il locale più grande di Roma. Ho sempre cercato di mantenere l’interesse focalizzato su Cuba, attraverso i Djs e gli spettacoli, senza però disprezzare, la salsa portoricana, il NY Style etc. Anche la mia scuola di ballo è la più grande di Roma, ho tantissimi allievi. Non dobbiamo dimenticare poi che, a Roma hanno vissuto maestri che hanno fatto un magnifico lavoro, come Silvio Ortíz e lo scomparso Tony Castillo. Tutti questi elementi possono aver propiziato il successo del casino cubano a Roma creando una specie di egemonia.
D: Credi che, in passato, i cubani arrivati in altre città siano stati meno attenti ad organizzarsi?
R: Può essere. Il motivo è forse che in altre città, nei vari locali, non ti consentono una tua indipendenza come direttore artistico. Anni fa sono andato a lavorare a Milano … e sono subito scappato.
D: Quali altri progetti hai, per il prossimo futuro?
R: Mi piacerebbe anche scrivere un libro “En honor de la salsa”. Un libro che parli di tutti i maestri che hanno diffuso questo ballo in Italia, cubani e non cubani. Coloro che hanno scritto la storia di questo movimento. Vorrei scrivere una memoria storica di questo movimento salsero, Per esempio, vorrei parlare dello scomparso maestro Tony Castillo. Chi, dei più giovani, lo conosce? Vorrei ricordarlo e farlo conoscere a quanti non lo hanno conosciuto.
D: Cosa ricordi di Tony?
R: Io e Tony siamo stati amici-nemici. Era molto bravo soprattutto nella didattica. All’epoca io ero molto giovane e forse ero più bravo e competitivo nel ballo e nell’esibizione. Tony era bravissimo nell’ insegnamento. Ne conservo un ricordo, di quando eravamo a Cuba. Conservo una foto, di quando eravamo all’ENA a la Habana, erano tempi duri. La foto ci ritrae mentre ci dividiamo un pezzo di pane, quando la guardo mi commuovo sempre.
D: Se Tony fosse ancora vivo?
R: Mi piace immaginare che io e lui, oggi avremmo potuto fare qualcosa insieme riguardo i balli cubani. Avremmo potuto lavorare insieme.
D: Che importanza ha la santeria nella tua vita e nel lavoro?
R: Per me è importantissima, è parte della mia vita. Per quanto riguarda il lavoro … tutti gli elementi della Santeria afro-cubana sono implicitamente contenuti nella Salsa. Come ballerino proveniente prima da una compagnia di folklore, poi da una compagnia lirica, ho un bagaglio culturale e religioso che porto sempre con me.
D: Che ruolo avevi nella compagnia lirica?
R: Ero Coreografo, primo ballerino e insegnante.
D: Quindi nella compagnia lirica de Cuba non si cantava solo…
R: No, si ballava pure, facevamo zarzuela, zarzuela spagnola.. con Cecilia Valdes. Poi si eseguivano anche balletti su musiche di Strauss, era una cosa nuova mostrare ballerini “neri” che ballavano il valzer viennese. Era una cosa simpatica, ho fatto tante cose… La cosa che mi ha arricchito di più però è stata l’aver creato una coreografia per uno spettacolo per il centenario della morte di Mozart. Ho fatto una coreografia nella quale mescolavo la danza moderna, la classica e il folklore cubano insieme, è stato un “reto” una sfida ma alla fine abbiamo vinto un premio molto importante. Questo mi ha dato l’impulso per andare avanti con questa passione.
D: Questo in che anno accadeva?
R: Nel 1992, ’93…
D: Poco prima di venire qui in Italia.
R: Si prima di venire qui, …prima ancora ho vinto anche un premio al Carnevale Habanero, ho creato una coreografia con 1500 elementi. Coordinare 1500 elementi è stata un’impresa e una bellissima esperienza, davvero unica. Questa esperienza mi torna utile quando sono qui a lezione con la “gente mia” ogni corso è composto da almeno 30 coppie, tutti mi dicono :”come fai tu a capire chi sta sbagliando”? Gli rispondo che quando sei riuscito a coordinare 1500 ballerini puoi farlo tranquillamente con 60!
D: Quanti allievi hai quest’anno?
R: Abbiamo 1700 allievi, sono tanti…. E’ molto impegnativo, ma procede tutto bene. Ho anche allievi che insegnano e continuano con la mia scuola con lo il mio stile, anche loro vanno bene.
D: Pensi sia importante che un insegnante trasferisca ai propri allievi anche la cultura oltre alle figure di salsa?
R: Molti si improvvisano maestri, pensano che per essere un buon insegnante sia sufficiente ballare bene, invece non è così. Tutte le figure devono seguire un preciso percorso didattico che attinge alla cultura e al folklore cubano. Un bel movimento, una bella figura è tale solo se fatta con criterio… non puoi solo prendere e mescolare. Dovrebbero conoscere la rumba il son…C’è un proverbio che dice “un solo Palo non fa un Monte”… vuol dire che le scuole che fanno le stesse cose non aiutano il mondo della Salsa, ci vuole qualità, specializzazione, quello fa la differenza. Ai miei allievi metto musica portoricana, cubana, metto tutto… devono abituarsi a ballare tutto, senza cliché. La stessa cosa devono fare i DJs per abituare la gente a ballare tutto, senza corteggiare scuole o i maestri presenti al locale quella serata. Siamo in una periodo di crisi. In fondo tutti i locali sono allo stesso livello, la differenza la fanno i DJ.
D: Pensi che i DJ debbano fare cultura, musicale?
R: Il problema è che spesso i DJ mettono musica, secondo i gusto dei maestri di turno. Di solito, sono le canzoni che i maestri utilizzano per fare lezione. Spesso i maestri contribuiscono a far sviluppare ai propri allievi un gusto musicale molto chiuso. A lezione uso tutta la musica: cubana portoricana, venezuelana … Poi occorre variare le canzoni durante la didattica, molti non lo fanno. Durante l’insegnamento di una figura, per esempio, quando finisce un brano, ne metto uno diverso. Altrimenti l’allievo impara a ballare solo su quella canzone, meccanicamente. Se proverà a fare una sequenza appresa a scuola con una canzone diversa, si sentirà insicuro. Non vedi che quando i Dj propongono canzoni nuove, mai ascoltate, spesso la pista entra in crisi?
D: Quindi sono i maestri che contribuisco a formare la cultura musicale dei “bailadores”?
R: Certamente, è importantissimo far conoscere le origini e il significato di quello che si insegna, non servono solo le coreografie, le figure carine. Si deve saper ballare tutto e sapere da dove viene….
D: Molti dicono che la Timba sia difficile da ballare…
R: E’ sicuramente più complessa, ma dipende dal gruppo che sta suonando. La Timba cubana è sempre esistita, la differenza fra la diversa musica salsa di oggi è solo una questione ritmica, la salsa è più “lineare”. La Timba cubana è sicuramente ritmicamente più ricca. Ma, in fondo, è solo “salsa cubana”…..
D: Ti ringrazio è stata una intervista veramente interessante.
R: Grazie a voi. |