Intervista ad Adalberto Alvarez
19/12/06
a cura di Stefano Santini e Roberta “Besito de Coco”
Mercoledi 19 dicembre. Alle quattro del pomeriggio in un Hotel della rumorosa Via Marsala, proprio di fronte all’affollato “terminales de los trenos” di Roma, Timbero e Besito de Coco, finalmente incontrano il loro uomo dell’Avana: Adalberto Alvarez, musicista prestigioso, bandleader di orchestre storiche, compositore di brani rimasti nella memoria collettiva, insomma una “estrella” nell’Olimpo della “musica popular bailable” cubana e latinoamericana.
Tra i rumori natalizi de la “calle” i due si scambiano qualche idea su cosa chiedere e poi via ...si parte.
Si presenta Lazaro, il manager, che fa accomodare la Besito e Timbero in un salottino rococò con un grande albero di natale. Poco dopo, insieme ad Alvarez, arriva anche un “cafecito bien sabroso” che si intona bene alla situazione.
“Ah Mamà Inés todos los negros tomando café ...”! intona lady de Coco che ha una certa confidenza con il maestro Alvarez. Lei gli vuole bene e se non fosse perchè i tempi sono sempre ristretti (tra l’altro il nostro musicista sarebbe partito l’indomani all’alba per Cuba e aveva bisogno di fare un rapido giro di shopping per la nostra bella Roma) avrebbe incominciato a ripescare nei ricordi e .....cicicì e cicicià....... ah come passa il tempo!
El Timbero, ovvero Stefano S., stava composto e serio mentre sorseggiava il suo caffé e calibrava delle buone domande.
Poi, la semplicità e la familiarità con cui questi artisti cubani affrontano le interviste mette tutti a proprio agio. Si parla fitto per una mezz’oretta, infine si fanno alcune foto di rito davanti all’albero e si conclude con i saluti, i bacetti veri e di “chocolate”, i ringraziamenti, regalini musicali. Entra sua figlia Dorgeris....lui deve proprio andare.....Roma e l’Avana lo aspettano. E si allontana, carismatico ed elegante.
Timbero e Besito si tuffano, davanti a un altro caffé, dentro la stazione Termini a commentare.
Non è finita. Lì incontrano il percussionista dell’orchestra di Alvarez e chiede loro di......ma questa è un’altra storia.
Roberta “Besito de Coco”
Roberta – Come sta andando il tuo Tour europeo?
Adalberto Alvarez – Benissimo! Abbiamo iniziato il tour il 23 Novembre, suonando in posti dove non eravamo mai stati prima, in locali sempre molto pieni! Pensa, abbiamo suonato in Turchia in una sala pienissima.
Roberta – E le donne turche ballano?
Adalberto Alvarez – Certamente, ballano! Nonostante ci trovassimo di fronte ad un’altra cultura e mi domandassi se fare qualcosa di diverso, se inventarmi qualcosa … sono rimasto sorpreso di come il pubblico abbia risposto. Abbiamo suonato il nostro normale repertorio … e tutte le persone si sono messe a ballare. Anche in quei posti si sta muovendo qualcosa, stanno venendo fuori insegnanti di salsa. Adesso sono in giro attraverso Europa e sto riscuotendo un successo incredibile con “Y que tu quieres que te den”.
Stefano - Perché hai deciso di riproporre un vecchio brano come “Y que tu quieres que te den”? Si tratta di un brano del lontano 1993!
Adalberto Alvarez- E’ stata una “visione” che ha avuto la mia cara mamma, la signora “Rosa Zayas”. Fin dai tempi del mio vecchio gruppo “Son 14”, ho sempre avuto un rapporto speciale con mia madre. Le facevo ascoltare i miei pezzi. La prima persona a cui facevo ascoltare le mie nuove canzoni era proprio la mia mamma. Mi consigliava quali temi inserire nei dischi, i titoli. Si dà il caso che la nuova versione di “Y que tu quieres que te den” sia quella che io ho sempre eseguito dal vivo. Mi sono accorto che questa versione è quella che la gente ha sempre apprezzato di più. Ho iniziato ad apportare delle modifiche, a “cantarles a los santos”, ad aggiungere i nuovi cori. Un giorno mia madre mi disse: “è un’altra canzone, completamente diversa … devi registrarla”, risposi che era troppo lunga e lei mi rinnovò la richiesta di registrarla integralmente, a beneficio delle persone che avrebbero comprato il disco e non per farla ascoltare in radio. Mi chiese di registrarla per dare la possibilità alla gente di ascoltarla e scegliere la versione preferita. L’ho registrata e …. Un successo incredibile …
Roberta – Proponevo “Y que tu quieres que te den” durante le mie serate anche negli anni ’90. Riscuoteva molto successo soprattutto tra coloro che conoscevano Cuba e la sua musica. Coloro che avevano viaggiato alla Habana. Oggi è invece un successo “totale”, la ballano tutti! Anche coloro che non sanno niente di “Santeria”. Comunque, posso dirti che tutto il disco è bello, per esempio “Un Pariente En El Campo” …
Adalberto Alvarez - … Anche “Mi linda Habanera” piace moltissimo. Che effetto mi ha fatto vedere la gente del Caruso (ndr: famoso locale di Roma) cantarla con gli occhi chiusi e la mano sul cuore … E’ un tema che “arriva” alla gente. Il disco mi sembra che vada veramente molto bene
Roberta – Molto bella anche la canzone Controlate. Ci dimostri che il son non ha niente “meno della salsa” … con le tue canzoni permetti alla gente di ballare il son in una forma più moderna. Ci racconti cosa stai preparando di nuovo?
Adalberto Alvarez – Sto già pensando al CD che uscirà nel 2007. Sarà un CD che conterrà circa otto-dieci temi. Uno di questi brani parlerà dell’Italia, poiché l’Italia è il paese europeo più vicino a Cuba, il paese che compra e consuma più musica cubana. Sarà una canzone di ringraziamento verso coloro che in Italia contribuiscono a diffondere la musica cubana, i DJs, i maestri di ballo …anche un modesto “homenaje” a Roberta che con la sua trasmissione fa ascoltare la nostra musica, i siti web … Io credo che sia grazie al vostro lavoro che la musica cubana è conosciuta in Italia. Quando inizio ad elaborare un disco per il mercato internazionale, penso sempre all’Italia come punto di riferimento.
Roberta – Il tuo Cd uscirà con l’etichetta Bis Music?
Adalberto Alvarez – Si, uscirà con la Bis Music. Uscirà anche un documentario molto interessante che sta realizzando la ICAIC (ndr: Instituto Cubano de Arte y Industria Cinematografica ). Nel 2008 festeggerò i 35 anni di attività artistica con un grande concerto al teatro Karl Marx (La Habana). Questo evento sarà registrato e vi parteciperanno tanti personaggi con i quali in un modo o nell’altro ho avuto a che fare durante la mia carriera di musicista che hanno suonato o collaborato con me. Sto parlando di Omara Portuondo, Chucho Valdés, Frank Fernandez. Nel documentario ci sarà questo materiale insieme al concerto che faremo a Camagüey a febbraio. Ci sarà una parte dedicata alla mia vita, ci saranno le persone di Camagüey che mi hanno conosciuto, mio padre. Insomma un video con materiale “super”.
Stefano – Sarà molto interessante. Per il momento è reperibile solo il DVD doppio Manolito vs. Adalberto, quello con la versione di 17 minuti di “Y que tu quieres que te den” …
Adalberto Alvarez – Davvero? Non capisco di quale DVD tu stia parlando. Il solo video ufficiale è “Un Pariente En El Campo” … deve trattarsi di materiale uscito senza il mio consenso. Mi piacerebbe averne una copia.
Stefano – Nonostante il successo di altri ritmi, delle nuove mode musicali come il reggaeton, il son “se mantiene”. Ci puoi spiegare come sei riuscito a “modernizzare” il son, a renderlo sempre attuale?
Adalberto Alvarez – Che nascano nuovi ritmi o generi è inevitabile. Il son rappresenta il ritmo ballabile più antico di Cuba. Si, è vero, abbiamo il danzón … però secondo me il son è il vero ballo nazionale di Cuba. Dagli anni ’20, il son ha visto passare una quantità di balli, stranieri: charleston, foxtrot, twist e rock and roll, il son però ha resistito. Magari il cubano non se ne rende conto ma, il son, lo ha nel sangue, il resto passa. Oggi si può ballare il reggaeton o qualsiasi altro genere, il cubano si adatta facilmente ad ogni nuovo ritmo e lo balla. Però nonostante si entusiasmi per le novità, non sa che la cellula del son gli scorre nel sangue e quando ascolta il son comincerà inevitabilmente a ballarlo.
Non si può occupare lo spazio che il son ha nel cuore del cubano. Se il reggaeton è ben fatto può avere un certo valore e può aver successo per un periodo. Però il son possiede una duttilità unica, rende possibile esprimere i sentimenti. Il son ti fa piangere, ti fa ridere, ti fa ballare, ti fa ascoltare … Il nostro compito, come musicisti, è di rendere il son sempre affascinante, cambiare l’abito a questo ritmo. Si cambia il vestito, se ne fa uno più moderno. Si cambiano gli arrangiamenti ma si mantiene sempre la clave, il tumbao … che è una cosa fondamentale, la base ritmica …si tenta di comporre buoni testi, di fare un buon arrangiamento e vedrai che il son non morirà mai.
Stefano – In questo senso, la musica cubana ballabile di oggi, anche se è conosciuta come timba continua ad essere son, son montuno e così via. Quando componi, e registri un pezzo alla “Società degli autori”non lo registrerai mai come timba, ma come un son o un son montuno o una guaracha giusto?
Adalberto Alvarez – Il son tradizionale è più “cadencioso”, la timba è più veloce, viene suonata in una maniera più dura più aggressiva. Però la base rimane sempre il son.
Stefano – In questo senso, mi confermi che la timba non è un “ritmo” ma semplicemente uno stile interpretativo dei ritmi cubani?
Adalberto Alvarez – Ma certamente, la timba è un modo di suonare la musica cubana. Alla fine, devi sempre utilizzare la clave. Magari sarà più veloce, ma continua ad essere sempre la clave.
Stefano – Vorrei sapere quali sono, secondo il maestro Alvarez, le differenze tra il son cubano e la salsa .
Adalberto Alvarez – Ti voglio raccontare una cosa. La prima volta che ho ascoltato la parola “salsa” erano gli anni ’70, vivevo a Camagüey e non avevo ancora formato la mia orchestra. Avevo una piccola radio, ascoltavo le stazioni di Santo Domingo e Puerto Rico. Fu proprio allora che sentii parlare di “salsa”. Sentivo cantare Hector Lavoe, sentivo cantare “Con lo santos no se juega” o “Rompe Saragüey” … cavolo, ma quelle erano le canzoni che cantava Miguelito Cuní!!! Allora mi chiedevo cosa fosse questa musica che chiamavano salsa. Poi ho ascoltato Oscar D’Leon cantare “Maní Maní”. E’ nata la salsa? Ma questo è son! Mi sono così accorto che “salsa” non significava proprio nulla, era un semplice nome commerciale per ciò che io consideravo son, guaracha, son montuno e così via. In seguito, hanno cambiato gli arrangiamenti andandosi progressivamente “newyorkizzandosi”, mentre altri musicisti si sono mantenuti molto fedeli alla linea del son. Il Gran Combo, per esempio, è fedele al son, lo stesso succede con la musica di Gilberto Santarosa o Oscar D’Leon.
Roberta – Infatti Gilberto Santarosa mi ha sempre detto che deve tutto alla musica cubana. La stessa cosa mi è stata ripetuta da Oscar D’ Leon.
Adalberto Alvarez – La salsa ha cominciato a cambiare con la nascita della salsa romantica ed i suoi clichè … con questi poveretti che cantavano di essere rimasti senza lenzuola, senza letto, che la loro donna non li amava più (ride). Erano “cantanticos”, come dico io, che cantavano con un fil di voce. Ben differenti de las cosas bravas che suonavano il Gran Combo o Eddie Palmieri. Per me, tutte queste persone che suonano “cosas bravas” come il Gran Combo, Willie Rosario, Papo Lucca, la Sonora Ponceña sono “soneros”. Bada bene, “soneros” e non “salseros”!!
Roberta – Oltre ai viaggi di vecchi musicisti come Cheo Feliciano, Andy Montañez, oggi c’è qualche giovane musicista portoricano che viaggia a Cuba per interagire con i musicisti cubani e collaborare?
Adalberto Alvarez – In verità no. Però sto cercando di stabilire dei contatti con giovani musicisti portoricani, con i giovani soneri, arrivando a loro attraverso quelli più anziani. Purtroppo esistono dei problemi politici. Molti musicisti vorrebbero venire a Cuba ma incontrano molti ostacoli.
Roberta – Le solite questioni politiche che hanno creato problemi anche con i premi Grammy’s.
Stefano – Per concludere, vorrei chiederti quale ruolo gioca la santeria nella musica ballabile cubana e, in particolare, nella tua musica.
Adalberto Alvarez – La Santeria, la religione yoruba è molto diffusa a Cuba. Esiste un pubblico molto religioso che la segue ed è normale che ci siano musicisti che trattino questi temi religiosi non per motivi commerciali. Si trovano delle influenze a livello ritmico, con elementi che un musicista può utilizzare dentro di un brano …
Stefano – … Come “los toques de santos”?
Adalberto Alvarez – Certo, anche quelli! Però inserire questi elementi non funziona sempre. Spesso, le persone che stanno ascoltando il pezzo non sanno come ballarlo. Occorre quindi farne un uso molto “misurato”, perché il “bailador” si senta a suo agio e si diverta. Se cominci ad inserire troppi ritmi di santeria lo metti in difficoltà. Li devi inserire moderatamente ed in particolari momenti, appena un assaggio.
Roberta – Grazie Adalberto, sappiamo che ti aspettano per un’altra intervista e non vogliamo abusare del tuo tempo prezioso. Grazie e torna presto in Italia
Stefano – Grazie maestro.
Adalberto Alvarez – Ci vediamo presto.
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