La Rumba a Cuba
di Stefano Santini
La rumba cubana appartiene alla grande famiglia delle espressioni musicali e danzarie afro-americane create nel nuovo mondo dai discendenti degli schiavi africani, i quali realizzarono una sorprendente sintesi di elementi della loro tradizione culturale e quelli della nuova cultura dominante: spagnola, portoghese o inglese.
La rumba di Cuba è infatti imparentata con il samba de rueda brasiliano, con la cumbia colombiana, il mento giamaicano e altre danze di coppia, in cui l’uomo stilizza un tentativo di possessione della donna, che lo provoca con gestualità e movimenti di grande erotismo.
Gli antecedenti della rumba possono essere ricercati nella musica (per quanto riguarda la cellula ritmica iniziale) e nelle danze del popolo Bantù del Congo. Vi si ritrovano però anche elementi della cultura gangá, di origine mandinga e originaria della Guinea Conakry.
La rumba ha ereditato gestualità, movenze ed elementi culturali dagli íreme abakuá, dalla makuta e dalla danza palera, scomponendoli e riassemblandoli in una sintesi tutta nuova.
E’ noto che le tradizioni africane, giunte a Cuba con la tratta degli schiavi, si siano fuse sincreticamente con gli elementi culturali ispanici dando origine ad affascinanti manifestazioni culturali e artistiche del popolo cubano.
Tra queste espressioni troviamo la rumba, la cui origine sembra collocarsi intorno alla seconda metà del secolo XIX. Occorre premettere che prima di essere intesa come una semplice espressione musicale e danzaria, la rumba deve essere considerata un modo di vivere e di emozionarsi.
La rumba è “sentimento” … pertanto, il tentativo di delinearla o descriverla in modo “accademico” sarà sempre limitato ed incompleto.
Il “complesso della rumba” (complejo de la rumba) ha origine popolare e nasce nei settori urbani e suburbani più umili e marginali de La Habana e Matanzas, si sviluppa infatti nelle zone portuali, nei solares e barrios periferici.
Come accennato in precedenza, la rumba integra elementi della tradizione culturale africana, soprattutto per quanto concerne la componente ritmica, e quelli della cultura dominante spagnola.
Rumba è sinonimo di “festa”, ha un carattere assolutamente profano e non è assolutamente una manifestazione legata alla religione o ad elementi rituali ad essa collegati, anche se gli argomenti cantati dalla rumba possono riferirsi agli orichas o raccontare fatti legati alla vita spirituale e religiosa. La rumba rappresenta una delle espressioni più genuinamente “nazionali” di Cuba.
Le tre varianti o modalità attuali della rumba sono tre: Yambú, Guaguancó e Columbia, con la sua variante più veloce Jiribilla. Esistono altri stili, come Palatino, Reseda, Mamá-buela o Mandunga, che ormai sopravvivono solo nell’ambiente teatrale.
Tutte le modalità della rumba iniziano con una introduzione di carattere espositivo/propositivo interpretata da un cantante, scandita dalla clave, e supportata dalle percussioni e dal coro.
Quando si “rompe la rumba”, entra una o più coppie danzanti o un ballerino solista.
Inizialmente, gli strumenti della rumba erano rappresentati da semplici oggetti della vita quotidiana: cassetti, sgabelli, scatole, stipiti delle porte e cucchiai.
Le prime “vere” percussioni furono ricavate dalle casse in cui veniva importato il baccalà (cajón de bacalao), dal caratteristico suono grave, e da cassette di candele (cajón de velas), dal suono più acuto.
Ancora oggi si ricordano e le “storiche” candele vendute dalla fabrica Sabatés.
Questa maniera di suonare la rumba è conosciuta ancora oggi come rumba de cajón, alla quale si è successivamente affiancata l’esecuzione con i più noti tamburi a forma di barile, costruiti con doghe di legno: tumba o tumbadora o salidor (detto anche hembra, che corrisponde alla concezione matriarcale della società africana), tres-golpes o llamador ( o anche macho) e il quinto, dal suono più acuto.
Nella rumba, I tamburi dal suono più grave eseguono un figurato ritmico costante, mentre al quinto è affidato un ritmo più variabile e l’improvvisazione.
L’ atto della improvvisazione era appunto detto quintear oltre che florear. Nella rumba columbia, chi suona il quinto può indossare ai polsi due piccoli sonagli chiamati nkembi (di derivazione bantú).
Lo Yambú è la variante di rumba più antica.
E’ interpretato da una coppia, ed il ruolo centrale è quello della donna che “civetta” intorno all’uomo. Il suo ritmo è lento e la coppia adotta delle movenze tipiche degli anziani.
Il canto è breve e preceduto dal tatareo o lalaleo, chiamato Diana, che introduce la parte del coro e spesso avverte che “en el yambú no se vacuna”.
Infatti, lo yambú manca del tipico movimento pelvico che mima l’atto sessule.
Il cantante è solito chiudere le frasi del testo con con la frase melodica Ah! Aeeee! Qué bueno, qué bueno, aeee! Ah! Aeeee!
Il Guaguancó è una modalità di rumba più veloce fluida e figurativa.
Le coppie, formate da un uomo e una donna, iniziano un gioco di attrazione-repulsione, di sfida, di corteggiamento, avvicinamento e allontanamento.
L’uomo cerca di “vacunare” la donna, con un movimento pelvico che simboleggia l’atto sessuale, ma anche con rapidi movimenti e gestualità della mano o del piede. La donna cerca di coprirsi con le mani, con la gonna, con uno scialle o un semplice fazzoletto.
Quando non vi riesce, si arrende all’uomo con atteggiamento di sconfitta.
La coppia può ballare a lungo e l’uomo può essere sostituito da un altro, spontaneamente o dietro richiesta più o meno amichevole.
Si suppone che il ballo possa avere le radici in antiche danze di origine bantú ma anche più semplicemente ispirarsi all’ osservazione dei rituali di corteggiamento di gallo e gallina o di altri animali da cortile.
La parte iniziale cantata del guaguancó è più estesa, rispetto allo yambú, fino ad assumere il carattere di lungo racconto riferito ad avvenimenti o persone, situazioni sociali, argomenti a sfondo sessuale o addirittura licenzioso.
I cantanti utilizzano semplici rime baciate, prosa o decime. L’uso frequente delle decime, da parte dei rumberi ha determinato il termine decimar, riferito all’arte del solista che improvvisa il canto ed ispira la rumba. L’alternarsi del solista con l’estribillo del coro è detto anche capetillo.
Ricerche storiche hanno stabilito che il guaguancó si è sviluppato nei solares di Matanzas almeno sin dal 1880. “Coros de clave y guaguancó” si riunivano per ballare e cantare la rumba e si affrontavano in controversias con coros di altri solares o barrios confinanti. Alla fine del XIX secolo, cominciarono a sorgere i primi cori di “clave y guaguancó” nei quartieri periferici della Habana. Tra questi, merita menzione “El timbre de oro” e poi “Los Roncos” diretti dal decimista Ignacio Piñeiro.
La Columbia, a differenza delle altre modalità presenti nel complesso della rumba, è eseguita dai soli ballerini uomini.
Il canto è costituito da un fraseggio molto breve, spesso satirico e scherzoso ma anche allusivo ed enigmatico, ricorrendo frequentemente al vocabolario palero e abakuá.
La linea melodica è stata equiparata alla struttura melodica dei canti di palo.
Il cantante solista o gallo inizia con un llorao, una forma di canto reminiscente dei lloraos andalusi, seguito poi da un alternarsi di lloraos e risposte del coro, il capetillo.
L’uomo danza con gesti e movenze che sconfinano nell’acrobatico, compie movimenti figurativi come ad imprimere disegni in terra e affronta un dialogo con il percussionista che suona il quinto.
Ai toques del quinto, il ballerino risponde con i suoi movimenti, sfidando poi il percussionista a fare altrettanto e rispondere alle sue figurazioni con il tamburo.
Il quinteador approfitta delle acrobazie del ballerino per eseguire complesse figurazioni ritmiche a cui il danzatore deve rispondere in modo adeguato.
Differentemente dal guaguancó che si è sviluppato in aree urbane e suburbane, la columbia possiede origini rurali.
Nasce infatti nei piccoli villaggi dell’interno, come Unión de Reyes (a sud di Matanzas), Sabanilla e Alacranes, forse nel villaggio di Columbia (sempre vicino Matanzas), da cui il nome. In quella zona si concentravano infatti moltissimi schiavi negri già dal secolo XVIII, grazie allo sviluppo delle coltivazioni della canna da zucchero e del caffè.
Secondo alcune fonti, la columbia rappresenta la modalità di rumba con le origini più antiche. Nei primi anni del ’900, la columbia si diffonde anche a La Habana.
Più tardi, con l’espansione dell’ industria zuccheriera, giunge a Morón e Ciego de Avila, introdotta dalla manodopera negra, formata anche da rumberos e timberos matanceros (nella zona di Matanzas la rumba è anche chiamata timba).
Tra i rumberos, alcuni personaggi si sono elevati quasi a livello di mito come Luz Portillo (tocador), Celestino Domecq (bailador), Ángel Timbor (tocador), Valentín Dreke, José Dreke, Gonzalo Dreke, Colosan Dreke e altri discendenti di questa numerosa famiglia.
Da non dimenticare uno dei più famosi ballerini di columbia a Cuba: José Rosario Oviedo, meglio noto come Malanga attorno cui aleggiano storie e leggende, anche legate alla sua prematura scomparsa, intorno ai 30 anni. A la Habana ricordiamo Nicanor Asencio, Matías la Timba e Luís Chacón Mendive (Aspirina).
Nonostante la tradizione tramandi che la columbia sia ballata esclusivamente da uomini, sono noti alcuni nomi di brillanti interpreti femminili, come Andrea Baró, Justa Chembembé e Chany, che furono anche cultrici della Reseda.
Riferimenti bibliografici di questo articolo:
Argeliers León: Del canto y del tiempo. Havana: Editorial Letras Cubanas, 1984.
Raúl Martínez Rodríguez: La rumba en la provincia de Matanzas. da Música (Casa de las Américas, La Habana), numero 65, 1977.
Helio Horovio: Diccionario de la musica cubana - Editorial Letras Cubanas, 1981.
Rogelio Martínez Furé: Los estilos de la Rumba - Revista electronica “La bijirita”.
Armando Ledon Sanchez: La musica popular en Cuba - InteliNet/InteliBooks, 2003
Rumberos, opera multimediale in DVD - Sara - Records. |