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Articolo: Formati strumentali della musica cubana ballabile, dalle origini alla nascita della salsa

Formati strumentali  della musica cubana ballabile,
dalle origini alla nascita della Salsa
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di Stefano Santini


L’evoluzione della musica cubana, la nascita e lo sviluppo dei suoi ritmi, passando per la salsa e arrivando alla timba sono fortemente legati all’ evoluzione parallela dei “formati strumentali”, cioè dell’insieme di strumenti che caratterizzano un dato tipo di formazione musicale. In realtà, i nuovi ritmi non nascono da un giorno all’ altro, sono processi graduali, spesso dovuti a contributi di diversi musicisti.
Lo stesso discorso vale per l’evoluzione dei formati strumentali. Occorre anche tenere presente che un formato strumentale non debba essere inteso come una entità rigida, ma piuttosto elastica; con possibilità di aggiunta o di sostituzione di questi o quegli strumenti.
La “orquesta tipica” è il formato strumentale cubano più antico, a cui si deve l’esecuzione di diversi generi musicali, compresa la Habanera. Inizialmente, questo formato è associato soprattutto  alla “contradanza”, genere musicale arrivato a Cuba dall’Europa. I musicisti cubani la assorbirono, assimilandolo immediatamente e sviluppandone una versione tipicamente cubana: la “contradanza cubana”.  


La Charanga

La “orquesta tipica” ha dominato la scena musicale cubana fino agli inizi degli anni 20, ed era formata da due clarinetti, due violini,un contrabbasso, una tromba, trombone, bombardino o tuba, timpano e güiro.
Intorno ai primi anni del ‘900 il formato della “orquesta tipica” subisce una trasformazione, dovuta all’influenza del “trio musicale francese di piano, violino e flauto”, importato a Cuba attraverso la regione orientale dagli immigrati e dai profughi della rivolta di Haiti contro i coloni francesi, sul finire del diciottesimo secolo. Questa “contaminazione” porta alla nascita della cosiddetta “charanga francesa”, formazione composta da strumenti a corda e flauto, la cui successiva evoluzione porterà alla nascita della “charanga cubana” o “charanga tipica”: flauto francese a cinque chiavi, due violini (che arrivano ad essere 4 negli anni '40), viola o violoncello, contrabbasso e timpani.
Gli ingombranti timpani vengono presto sostituiti dai timbales. Vengono poi introdotti il piano e la tumbadora. Le charangas sono soprattutto conosciute come formazioni legate al danzón e più tardi al chachachá. Negli anni cinquanta, José Antonio Fajardo inseriva sporadicamente una tromba nella sua formazione, mentre Enrique Jorrín associava alla sua charanga ben due trombe.

L’evoluzione della charanga può essere riassunta così:
Orquesta tipica -- > Charanga Francesa --> Charanga Tipica Cubana

Il formato charanga entra in crisi alla fine degli anni ’20, quando il son si consacra come genere nazionale di Cuba, soppiantando il danzón e vanno affermandosi altri formati strumentali. Negli anni ’50,  le formazioni “charanga tornano sulla scena musicale grazie all’irruzione del chachachá.
Nel 1956 l’esibizione della charanga di José Fajardo al Palladium, tempio della musica latina a New York, contribuirà in modo decisivo a creare entusiasmo intorno a questo tipo di formato. Infatti, negli anni seguenti, prima dell’affermarsi del fenomeno salsa, si assisterà alla nascità di formazioni charanga nordamericane come quelle di Charlie Palmieri e Johnny Pacheco.
Alle orchestre newyorkesi si devono vari esperimenti con la dotazione strumentale della formazione charanga, orchestre come il gruppo Cachana di Joe Quijano (inserimento delle trombe) e La Moderna di Ray Barretto (inserimento di tromba e trombone).

La sperimentazione musicale e l’evoluzione dei formato charanga però non si esaurisce qui. Se a New York si sperimenta l’introduzione del trombone nella charanga, con i Van Van Juan Formell rivoluziona il formato tradizionale, introducendo non solo il trombone ma diversi altri cambiamenti, introduce batteria e chitarra basso elettrico, elettrifica la chitarra il violino e violoncello, sviluppa l’interpretazione a più voci.


Son e le formazioni sonere

Ai suoi inizi, il Son cubano non era caratterizzato da un formato strumentale stabile, un gruppo di persone si riuniva con pochi strumenti spesso improvvisati, con un tres o una chitarra.
Ci viene tramandato che il primo “formato strumentale” sonero si chiamasse bunga, molto comune nell'ambiente contadino dell’oriente Cuba, e fosse formato da voce, una chitarra e un tres.
Quando il son giunse alla Habana, il suo insieme di strumenti si mostrava ancora piuttosto variabile, finchè Ricardo Martinez ed il suo Sexteto Habanero divenne il formato di riferimento a livello nazionale, in seguito al suo successo.


Trio

Il trio è formato dal tres, chitarra, maracas o clave suonate dal cantante, il più significativo è appunto il Trio Matamoros dal 1928. Nel quartetto c'è l'aggiunta del botija (strumento a fiato che produce un suono pieno e basso, è un anfora da vino con delle perforazioni che anticamente rimpiazzava il contrabasso) oppure dei bongos come nel "Cuarteto Oriental"


Sexteto e Septeto

Siamo negli anni ’20, il sestetto è formato da chitarra, tres, contrabasso o marímbula, bongos, maracas e claves.

Il "Sexteto Habanero" è il primo gruppo conosciuto con tale formato nella storia ufficiale del genere musicale son. Dal 1927 viene incorporata la tromba, nasce il Septeto Habanero.


Conjunto

A partire dagli anni ’40, il son subisce un forte impulso da parte di formazioni più complesse come i conjuntos e le big Bands che ne permetteranno un ulteriore sviluppo musicale e evoluzione timbrica. Il conjunto si sviluppa dal septeto dalla metà degli anni 40 e comprende un piano, un contrabasso, bongo, güiro, maracas, clave, una sezione di fiati (generalmente trombe), accompagnati da uno o più cantanti, una chitarra e il tres. E’ soprattutto da sottolineare l’introduzione della tumbadora, fino a quel momento utilizzata quasi esclusivamente nella rumba e vietata nelle orchestre cubane a causa di un decreto emanato dall’allora presidente Machado. Tali innovazioni si attribuiscono principalmente ad Arsenio Rodriguez che giudicava le sonorità del sexteto e del septeto molto limitate. In realtà esistono testimonianze che questi importanti cambiamenti stessero già gradualmente verificandosi nell’ambiente musicale cubano dell’epoca. Da ricordare anche altre importanti formazioni dell’epoca, come il Conjunto Casino e la Sonora Matancera. A New York lo stesso formato fu utilizzato da Johnny Pacheco. Con "Pacheco y Su Tumbao", il musicista transitò dal formato charanga allo stile "Conjunto. Anche Pete "el Conde" Rodriguez l’ex cantante di Pacheco, in alcuni album solisti con la Fania, utilizzò il formato "Conjunto", che comprendeva tipicamente la tromba ed il tres.


Big Bands

A Cuba, il boom de turismo e l’influenza della musica nordamericana e del jazz in particolare stimolarono la nascita di grandi orchestre o Big Bands. Queste Big Bands erano costituite da una sezione fiati composta da trombe, tromboni e sassofono, piano, basso, tumbadora, bongó, timbales, maracas e l’immancabile clave. Una delle Big Band più famose è sicuramente la Orquesta Casino de La Playa e la Banda Gigante di Benny Moré. Le big bands possedevano un repertorio vasto, afrocubano, internazionale, messicano e jazz. Ne abbiamo illustri esempi anche a New York, come l’Orchestra di Machito and his Afrocubans. Proprio negli USA, sul finire degli anni 50, inizio anni ’60, la musica afrocubana comincia ad attraversare un periodo di crisi, i locali non sono più disposti a pagare grandi orchestre. Il colpo di grazia viene assestato dal successo del rock, dalla musica dei Beatles e dalla rivoluzione castrista, nel 1964 chiude i battenti il famoso Palladium di Broadway. Le Big Bands cominciano a sciogliersi o a convertirsi al jazz.


Combos

Sul finire degli anni 50, le Big Bands cominciano a sciogliersi e, insieme alle charangas  iniziano a comparire piccole formazioni dette “combos”. Queste formazioni era formate da basso, chitarra piano e percussioni.

 


 

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