
Juan Formell dei Los Van Van ha ancora l’ultima parola
Yelanys Hernández e Dora Pérez
Non è come la maggioranza dei musicisti cubani, non indossa catene d’oro ne altri gioielli. Nel sala di casa sua, un ampio tavolo mette in mostra la sua collezione di rane di plastica e di terracotta, che prendono il sole o che suonano la chitarra.
E’ un sonero che, ogni giorno cerca di cambiare il campo di azione di ciò che è eternamente stabilito, un innovatore musicale che non è ancora stanco di ammirare i Beatles e Marylin Monroe.
Juan Formell Cortina è un comunicatore. Intelligente, risponde alle domande più insidiose senza un attimo di esitazione. E’ nato a La Habana il 2 agosto del 1942, è vissuto immerso nell’arte fin dalla sua infanzia, grazie al padre, un artista professionista che suonava il flauto, il piano e dirigeva un’orchestra.
Per molti, il lavoro di Formell è cominciato solo con la Orquesta Revé, dove ha iniziato a sperimentare l’introduzione di alcuni strumenti che tradizionalmente non erano inclusi nelle formazioni “charanga”. Tuttavia, già dal 1965 alcune sue composizioni erano già contenute in un disco di Elena Burke, del quale Formell ha curato l’arrangiamento musicale.
Però, il suo più grande progetto è rappresentato da Los Van Van. Un’orchestra che ha debuttato nel dicembre del 1969 con una struttura melodica differente da altri gruppi simili. Quasi dopo 40 anni e 30 dischi al suo attivo, Formell e i suoi “ragazzi” continuano a godere di grande popolarità tra i cubani che aspettano con ansia di ascoltare Arrasando, il disco che vedrà la luce nel 2008 e di cui già si ascoltano alcuni brani alla radio.
Negli anni 60 del secolo passato, le orchestre di son hanno perso in popolarità, quale ne è stata la causa?
E’ stata la coincidenza di diversi eventi. Uno di questi è rappresentato dai Beatles, un fenomeno musicale molto importante a livello mondiale, si separarono alla fine degli anni 60. A Cuba fu erroneamente deciso di proibire la trasmissione delle canzoni dei Beatles in radio. Fatto veramente incomprensibile, che ancora faccio fatica a capire e che ottenne solo l’effetto di farli ascoltare di nascosto.
Dopo la separazione, la gente si interessò ancora di più a loro. Era anche l’epoca d’oro di gruppi spagnoli come Los Brincos, Los Mustang che diventarono molto popolari a Cuba.
Benny Moré morì nel 1963. La popolarità della Orquesta Aragon cominciava a diminuire. L’incredibile fenomeno di Pello el Afrocán esplose sulla scena, ma non suonava un tipo di musica adatto ad essere ballato nella sale. Tutti queste circostanze contribuirono a far perdere l’interesse della gente nella musica cubana, specialmente quella ballabile.
Tutto ciò mi ha motivato e mi ha spinto ad introdurre delle innovazioni musicali, senza però abbandonare la struttura del son cubano. L’ho fatto per mezzo della Orquesta Revé che aveva un formato charanga, aggiungendo timbriche differenti e sonorità più internazionali.
Perché agli inizi i musicisti stranieri hanno disconosciuto queste innovazioni a cui lei è ricorso per ampliare i concetti del son cubano?
La musica popolare cubana è una delle cose più danneggiate dal bloqueo imposto dagli USA. L’embargo ha fatto si che le persone ignorassero l’esistenza della musica cubana. Miracolosamente abbiamo vinto un Grammy, ma ti boicottano il disco e non riesci a venderlo come dovresti. Inserirsi in questo mercato costa molto ad un artista che vive a Cuba.
In 38 anni, l’orchestra ha acquisito prestigio a livello internazionale. E’ la migliore formazione di musica ballabile della storia musicale di Cuba. Questo fatto, a volte è pubblicamente riconosciuto, a volte no. Mi siedo a parlare con Oscar de León o Gilberto Santa Rosa e mi fanno complimenti personali incredibili. Ma quando li intervistano quasi nemmeno parlano di questo argomento e alcuni negano perfino di conoscermi. E’ complicato, perché esiste un problema politico dietro a tutto questo.
Comunque, il contributo dei Van Van è molto importante, e se questo non si riconosce ora, si riconoscerà in futuro. Non succede solo a noi, ci sono molti fenomeni artistici che sono stati bloccati e non hanno potuto arrivare al mercato.
Cosa ha significato per i Van Van suonare a Miami?
Prima di allora, negli USA avevamo già realizzato tour molto più importanti del concerto di Miami. Abbiamo suonato al Hollywood Bowl, un anfiteatro dove hanno suonato i Beatles ed i Rolling Stones e anche al Carnegie Hall. Per me, questo è molto importante, perché ci siamo inseriti in un mondo difficilissimo: quello dello spettacolo.
A Miami vive una grande quantità di cubani, la cui realtà non è quella degli altri cubani che abitano in Italia a Spagna. Questi ultimi si comportano diversamente.
Negli USA la gente è più coinvolta dalla politica, è sottoposta a molte pressioni perché parlare di Cuba è male. Ma i VanVan non fanno musica politica e non si può affermare che siamo “cattivi” perché viviamo a Cuba,.
Miami mi interessa come mercato, perché ci vivono molti cubani. Però ci sono altri mercati che vorrei conquistare, come quelli del continente asiatico: Giappone, Cina, Vietnam, dove la gente nemmeno parla la nostra lingua. Questa prospettiva mi attrae molto di più che affrontare il pubblico di Miami.
Come fanno i Van Van a mantenere la loro popolarità?
Negli anni 70 e 80 i Van Van raccontavano la cronaca della vita cubana di allora nelle loro canzoni. Come mai oggi cantano principalmente canzoni di amore? Non vi interessa più riflettere la realtà cubana?
Noi cantiamo di tutti gli argomenti, non solo di amore. Accade che ci sono momenti in cui il compositore si nutra delle frasi che ascolta nelle strade e le utilizzi per scrivere. C’è stato un tempo che la gende diceva Eso que anda o Que se sepa, e basandomi su queste espressioni raccontavo una storia. Questa è una “formula” per fare cronaca.
Un altro metodo è basare il testo su uno spettacolo teatrale, come è successo con La Habana no aguanta más, ispirata da La Barbacoa di Abraham Rodríguez. Successivamente mi hanno dato la responsabilità di comporre la colonna sonora del film Los pájaros tirándole a la escopeta e uscì Y qué tú crees.
I tempi sono differenti e la gente cambia, Esiste un’altra formula, che non gradisco. Ci sono persone che hanno iniziato ad utilizzare espressioni molto volgari. Per esempio in alcuni reggaeton che escono da Puerto Rico. Mi sono detto: “meglio non seguire questa corrente, che non ci succeda di essere accusati di utilizzare gli stessi standard”. Così continuiamo facendo “cronaca sociale”, non l’ abbiamo abbandonata totalmente.
Negli anni 90, diverse orchestre di musica popolare furono accusate di utilizzare testi volgari. Nessuno ha mai nominato i Van Van. Come riesce Formell ad esprimere le tradizioni cubane nelle sue canzoni senza cadere nella volgarità?
Per me, la volgarità consiste nel chiamare le cose con il loro nome, tali e quali come sono, senza usare la finezza e la bellezza del “doppio senso” che spesso usiamo noi cubani. Nella musica popolare ci sono espedienti che valorizzano le canzoni e divertono la gente, devi usare frasi che non cadano nel volgare.
Se analizzi esempi che ci hanno preceduto: Chapotín, Matamoros... Il Cuidadito, Compay Gallo, di Ñico Saquito è una storia molto ingegnosa, bella e picaresca. Non è volgare nemmeno Dile a Catalina que se compre un guayo, que la yuca se me está pasando....
Ho imparato da questi autori. Approcciano una tematica in modo che il pubblico la interpreti come vuole. Per esempio, in La mujer de Antonio camina así... Come avrebbe camminato la moglie di Antonio per un fotografo? Tutti conosciamo una “moglie di Antonio”, perché ognuno di noi ha un modello femminile che preferisce.
Un brano degli anni 80 diceva Si yo subo la loma, voy detrás de ese mulo... (se salgo la collina, vado dietro questo mulo). Prima del ritornello esisteva una storia precedente che spiegava che per andare in collina si doveva andare dietro al mulattiere. Se pensavi qualche altra cosa, era un tuo problema. Questa è la base del doppio senso” e non é volgare. E’ questa la ragione per cui i Van Van non sono stati accusati di volgarità.
Come riesce a mantenere il successo in una paese “bailador” come il nostro?
La cosa più importante per noi è il “bailador”. E’ lui che decide il gioco. Se il pubblico non balla, devi correggere qualcosa, perché quello che stai facendo non funziona.
Questa è una musica di massa, non è assolutamente di elite. E’ per tutti. Ho visto gruppi suonare senza che nessuno si muovesse. E il cantante che gridava Con la mano arriba, vamos a gozar e non succedeva niente. E’ orribile.
Per questo, quando la gente dice “no al reggaeton” io penso: se molti lo ballano e lo cantano c’è un motivo, la massa non si sbaglia. Magari succede perché viene eccessivamente proposto attraverso la radio o forse a causa di altri motivi, però se diventa un fenomeno popolare è perché possiede qualche qualità. Poi, il futuro ti dirà se durerà o no.
Cambi necessari.
Los Van Van posso considerarsi una specie di “scuola” per le differenti generazione di musicisti cubani?
Credo di si. Perché di qui sono passati José Luis Cortés e César (Pupy) Pedroso. Anche in questo ultimo periodo ci sono stati avvicendamenti. Ho deciso di fare alcuni cambiamenti prevedendo il giorno che non ci sarò più. Non perché sia così malato, ma comunque sono segnato dagli anni. Sono diabetico e alcune attività mi costano molta fatica. La prima cosa che ho cambiato ha riguardato me stesso.
Ho preso un nuovo bassista, perché avevo bisogno di un ragazzo che suonasse in una modo “macho”. Le mie mani stavano diventando deboli. A cominciare da questo, sono entrati molti ragazzi giovani, come il tastierista Boris Luna, mio figlio Samuel; Cucurucho il pianista, tra gli altri. Compongono e curano gli arrangiamenti, sempre con il mio criterio ed il mio punto di vista.
Juan Formell ha smesso di dirigere l’orchestra?
Continuo a dirigerla. Un’orchestra di musica popolare non la puoi dirigere con una battuta di mani, come un’orchestra classica. Un’orchestra di musica popolare è generalmente diretta da qualcuno che è parte del gruppo.
Secondo me, il direttore è colui che compone, cura gli arrangiamenti e si preoccupa che le sonorità caratteristiche della band si mantengano nel tempo. Perché la prima volta che ho azzeccato un brano La caldera, molte persone mi hanno detto “grande, ci piace”. Ma dopo alcuni mesi hanno iniziato a chiedermi “Senti, ma non hai un’altra canzone così”? Io pensavo “no, uguale no, però deve funzionare come l’altra che è diventata popolare”. Così sono tornati a dirmi “hai fatto di nuovo successo”.
Puoi immaginare che questa storia va avanti da 38 anni, anche quando la voce principale, al culmine della popolarità, ti dice che se ne va o sei tu che lo devi mandare via dall’orchestra. Allora devi cercare un nuovo interprete, che forse non può cantare alla stessa maniera del precedente e ti obbliga a comporre quattro nuove canzoni che facciano subito successo.
Attualmente, i ragazzi giovani del gruppo, compreso il cantante principale, quando scrivono, si ispirano alla sonorità dei Van Van, con idee più giovani e rivoluzionarie ma con questa base. L’orchestra continua a suonare come sempre. E’ uno stile che continua.
Mio figlio Samuel lo ha imparato e questo fa si che esista un mio sostituto con molti anni di esperienza, guidato da me. Comunque, sto ancora lavorando, supervisionando, scrivendo musica e componendo. Nel momento di registrare o organizzare un concerto decido io cosa è giusto o sbagliato, ho sempre l’ultima parola.
Lo stile dei Van Van ha risentito dell’abbandono di Pedrito Calvo e César Pedroso?
Non credo. Anche se erano musicisti importanti, l’orchestra ha seguitato a suonare. Loro hanno caratterizzato un certo periodo dei Van Van. L’abbandono di Pupy, arrangiatore e compositore, credo mi abbia danneggiato un po’ di più di quello di Pedrito. Quest’ultimo, nonostante fosse un’immagine affascinante, si poteva sostituire più facilmente. Invece, un compositore, no.
Ciò che conta è la canzone e Pupy è stato autore di veri successi. Le sue hits con i Van Van sono indimenticabili, come Tranquilo, Mota e Seis semanas. Mi è dispiaciuto, ma l’orchestra va avanti e non succede nulla.
Una donna nei Van Van?
Ha inserito una cantante donna per seguire una moda o per cercare una timbrica nuova?
Nessuna delle due cose. Ho iniziato a fare un bilancio dell’attività dell’orchestra. Facciamo almeno due tour all’anno, una estiva e una invernale, con più di 20 concerti, ogni volta. Dobbiamo viaggiare più di 10-12 ore al giorno in bus o rimanere in aeroporto 6 ore a causa di ritardo aereo.
Fare un concerto di più di due ore e mezza tutti i giorni è veramente faticoso, specialmente per i cantanti, che rivestono una doppia funzione: i cori e gli assoli. Il coro ti esaurisce di più dell’assolo perché può durare fino a dieci minuti. Questo è prostra molto il cantante, specialmente se si ripete tutti i giorni. Tuttavia, le donne possiedono una escursione vocale diversa. Una tonalità adatta ad una donna, per l’uomo risulta molto acuta.
I cori dei Van Van si distribuiscono tra le differenti voci. La voce più acuta è quella di Mayito, il cantante più importante. Sistancava molto duranti i cori, però a Yeni riescono facilmente. Questo è il primo motivo.
Il secondo è legato a Team Cuba, dove José Luis Cortés fece cantare Yeni, dicendomi: “questa ragazza canta molto bene”. Ma già sapevo come cantava. Quando entrò nell’orchestra molti protestarono per la sua presenza e io rispondevo “ lasciate che la gente inizi ad ascoltarla bene, tranquilli … ”.
Nella storia della musica cubana non ci sono state molte donne “sonere”. In generale, a Cuba la donna canta boleros e baladas. Ci sono state eccezioni: Omara Portuondo, Elena Burke e poche altre.
Però non sono esistite molte sonere con la stessa ispirazione e la stessa capacità degli uomini, a causa del lessico usato. Agli uomini viene facile dire “Mulatona, qué rica tú estas”. Lo stesso, detto da una donna suona strano. Deve improvvisare in modo diverso e credo che Yeni lo faccia molto bene.
Un altro motivo è stato sostituire Pedrito Calvo, nel suo ultimo periodo con noi, più che una voce era diventato una icona. Sostituirla non sarebbe stato facile. Se avessi proposto solo Lele, lo avrebbero paragonato a Pedrito, e me lo avrebbero “ucciso”. Chi ha attutito il colpo è stata Yeni.
L’ho fatto apposta. Sapevo che avrebbero commentato l’arrivo di una donna e lo avrebbero lasciato in pace. Poco a poco, Yeni ha convinto la gente e nessuno si è occupato di Lele. Lui, nonostante non possegga le stesse capacità vocali di Mayito, possiede grazia e carisma.
Il son è in pericolo
Come valuta lo stato attuale della musica popolare cubana?
Credo che non si prospetti alcuna nuova proposta valida nella musica popolare cubana, tale da assicurarsi un futuro. Non si vede da nessuna parte. Alcuni emigrano, altri suonano fuori di Cuba e perdono il legame con il pubblico.
Esistono diversi problemi. Uno di questi è che i musicisti non hanno uno stipendio. Ovvero, l’orchestra può non lavorare per X motivi e quindi non guadagnano nulla.
Inoltre, funziona la legge della domanda e dell’offerta. Io chiedo, e se tu mi vuoi pagare, perfetto. Oppure, se non mi vuoi pagare, io non lavoro se non accetto le tue condizioni. Mi hanno raccontato di musicisti che lavorano per un pasto. Siamo in una situazione abbastanza critica.
Quindi, molti si stanno muovendo preventivamente verso Cancún, Veracruz, Mérida … questo è un male per la musica cubana, perché la gente cerca di ottenere contratti lunghi, e non di solo una settimana. Ci sono coloro che passano quasi due anni lontano da Cuba. Ritornano, cambiano il passaporto, il visto e se ne vanno. Ci sono gruppi che iniziano a suonare con successo poi spariscono dal panorama musicale. Non è che abbiano abbandonato il paese, ma lavorano all’estero per potere sopravvivere.
Se rimanessero qui, potrebbero rimanere fino a tre mesi senza suonare. Nessuno li chiama, non c’è domanda. Abbiamo fatto un mucchio di lavoro per tutelare gruppi musicali che lo meritano, e li abbiamo inseriti nelle esibizioni delle orchestre famose. Che sono, in definitiva, quelle in grado di garantire la presenza del pubblico.
Produttori discografici, musicisti e cantanti, stiamo formando una commissione con la UNEAC per elaborare un documento che riassuma tutte queste preoccupazioni.
Abbiamo richiesto che i musicisti delle orchestre minori abbiano uno stupendio, per assicurarci che rimangano e creino musica nuova. Se continuiamo così, la stessa crisi che si è verificata negli anni 60 potrebbe ripetersi. A molti piace ascoltare la musica straniera e non la nostra.
Cosa è successo ai luoghi dove si esibivano le orchestre di musica popolare?
Adesso ci sono il Capri e La Macumba che si riempono di gente. E La Tropical l’hanno destinata alla musica rock. Io dico “il salone Benny Moré, di musica popolare lasciatelo per questa musica”.
Poi c’è la Casa della Musica che appartiene alla EGREM. Però c’è una cosa, è difficile che la gente possa pagare 25 CUC. Voi sapete bene cosa significa una cifra simile per un cubano. Altri spazi dove potrebbero lavorare gruppi musicali piccoli li stanno utilizzando per esibizioni di comici e musica registrata, perché è più economico.
E’ una situazione pericolosa, perché quando se ne renderanno conto sarà troppo tardi. I giovani non sanno dove andare a ballare. Un giorno possono andare a teatro, ma l’altro vogliono un’alternativa. Molti vanno a bere rum sul Malecon e questo non è un bene. Devono esserci locali accessibili al popolo.
La famiglia, la vita, i sogni
Si è mai occupato di altre forme di arte?
No, anche se mi piace scrivere e dipingere. Una volta, parlando con Miguel Barnet, commentava: scrivo libri, però non possiedo la capacità di elaborare storie in tre minuti e sintetizzarle. E tu lo fai in una canzone. Questo è vero, però mi sarebbe piaciuto scrivere un libro. Forse sono ancora in tempo per farlo, perché sono in un periodo che non suono tutti i giorni con l’orchestra.
E’ sposato, attualmente?
Si, con la mamma della mia figlia più piccola, lei è molto più giovane di me. Siamo sposati da quasi 20 anni ed è il mio matrimonio più duraturo.
Mi considero una persona stabile. Non dico di essere un uomo modello o cose simili, ho fatto cose orribili, ma non puoi vivere di rimorsi. La vita ti porta su diverse strade, se correggi i tuoi sbagli in tempo, ci riesci.
Il lavoro, quanto ha ostacolato Formell come sposo e padre?
Sono un padre molto complicato. Il musicista a volte deve trascurare la famiglia e questa passa in secondo piano.
Non è bello. Ho avuto molti problemi di incomprensione e di comportamento, soprattutto con i miei figli.
Poi abbiamo risolto tutto, anche se il bilancio è negativo, perché nei momenti in cui i bambini avevano bisogno che io fossi presente non c’ero. Oppure c’ero ma facevo altro. Questo ti pesa quando sei più avanti negli anni e ti accorgi degli errori commessi.
Per fortuna, alla fine tutti i miei figli mi adorano e hanno perdonato i miei errori. Il più grande Juan Carlos ha 43 anni. Suona la chitarra e vive a New York. E’ stato nominato al premio Grammy due volte. Samuel ha 40 anni. La terza si chiama Elisabeth, ha 39 anni e lavora con me.
La segue Vanesa, ha 30 anni, e canta anche lei. Paloma, l’ultima, suona il piano e ha 18 anni. Ho tre nipoti. In conclusione, non credo di essere stato un cattivo padre, in generale. Però non é stato facile e penso che questo succeda a tutti gli artisti.
Da: Juventud Rebelde |