Papito Jala Jala
di Enzo Conte
Dieci anni fa, il 9 ottobre del 2000 si spegneva a causa di un infarto cardiaco, una delle stelle più splendenti della costellazione salsera: Miguel Matos Chevere, meglio conosciuto come Papito Jala Jala. Un uomo dal carisma inconfondibile, un ballerino inimitabile, capace di lasciare una traccia indelebile nella storia di questa espressione musicale da noi così tanto amata.
Per me, come per molti altri, ha rappresentato molto di più di un semplice maestro e credo che il suo esempio, il suo personaggio rimarrà per sempre nel cuore dei salseri di tutto il mondo. Come ballerino possedeva la straordinaria capacità di trasformarsi, ogni volta che entrava in pista, in un incantatore, un mago o se preferite un domatore.
Sì, quando lo vedevo ballare con le sue Jala Jala dancers, mi dava proprio l’idea del domatore del circo, alle prese con le sue tigri e le sue leonesse. Gli ho sempre invidiato quella sua capacità innata di ipnotizzare le persone, di penetrare la musica e di raggiungere, nei momenti di massima ispirazione, un vero e proprio stato di trance.
Miguel Matos Chevere era nato il 29 giugno del 1952 a Carolina (Puerto Rico). Aveva cominciato a ballare nei mitici anni '60, l'epoca in cui la salsa cominciava a dare i suoi primi vagiti. Erano gli anni in cui furoreggiava un nuovo ritmo l'Jala Jala, creato da Roberto Roena ma portato al successo dal Gran Combo di Puerto Rico e dal duo formato da Richie Ray e Bobby Cruz. Il giovanissimo Miguel partecipò ad una gara di Jala Jala organizzata dal Canal 11 per il programma "Teenager Matinèe". Sbaragliò tutti gli avversari e da allora per tutti fu semplicemente "Papito Jala Jala".
Non aveva una preparazione accademica alle spalle, era al contrario il classico "bailador de la calle", tutto genio e sregolatezza. Era un istintivo, una persona estremamente creativa con una straordinaria sensibilità artistica. Fra i suoi ispiratori troviamo sicuramente ballerini come Anibal Vasquez, Mike Ramos, i fratelli Roberto e Cuqui Roena, Sanson Batalla e Tito Bey.
Verso la fine degli anni '80, Papito fonda i mitici Jala Jala dancers. Fra le apparizioni più importanti del gruppo ricordiamo quelle al Teatro Bellas Artes di San Juan insieme a cantanti del calibro di Cheo Feliciano, Tony Vega, Ismael Miranda e Roberto Roena; quelle al Coliseo Roberto Clemente con la MP All Stars e Gilberto Santarosa; quelle all’anfiteatro Tito Puente con l’orchestra di Tommy Olivencia e della Sonora Ponceña, senza dimenticare quella più importante: al Madison Square Garden di New York ancora una volta con la Sonora Ponceña. Gli Jala Jala dancers sono stati il primo gruppo portoricano ad esibirsi in Italia e allo stesso tempo il primo ad esibirsi ufficialmente a Cuba nell’ambito di una manifestazione denominata “De aqui pa allà”. Questa storica tournée ha di fatto influenzato moltissimo lo stile di Papito che da allora ha incominciato ad incorporare nel suo stile molti movimenti presenti sia nella timba che nella rumba cubana.
Incredibile il numero dei ballerini che hanno militato tra le file degli Jala Jala. Tra le donne ricordiamo: Quetcy Olmo, Alicia “chacha” Seguinot, Pilar D'Oleo, Zoraida Rivera, Tania Santiago, Ingrid Reyes, Vivian Ayala, Dianne Sierra, Rossana Gonzales, Giovana Rivera, Angela Rivera, Janet Orta, Cindia Rivera, Norma Rivera e Jeanitza Aviles.
Tra gli uomini: Felipe Polanco, Hector “Fito” Cruz, Tito Ortos, Angel Martinez, Jorge Santana, Jesus Aponte, Joe Bartolomey, David Ortiz, Javier “Chino” Garcia, Luis Cabrera, Anson Montañez, Omar Hidalgo, Joey Costoso, Angel Rosa e Enzo Conte.
Da anni sofferente di diabete Papito non ha resistito ad un attacco di cuore che ha stroncato la sua vita il 9 ottobre del 2000, nella sua abitazione, sita nel quartiere Bahia Vistamar. Aveva appena 48 anni...
Che cosa direbbe oggi Papito davanti all'evoluzione che il ballo ha avuto non solo nel mondo ma nella stessa Puerto Rico?
Papito soleva ripetere:
“Il mio stile è molto semplice ed essenziale e non passerà mai di moda perché è quello tradizionale. Quello che a me più interessa nel ballo è il sabor. Sono convinto però che per ballare con sabor non sia necessario agitarsi come delle scimmie. Io non credo nelle figure vertiginose né nelle acrobazie. Le acrobazie, per favore, lasciamole a Los Angeles o a New York! La nostra è una salsa che ha le sue radici nella strada e che dalla strada trae ancora oggi la sua ispirazione. Credo che la cosa più importante da ricordare è che la donna balla per l’uomo, l’uomo per la donna. La donna di conseguenza deve essere sempre molto femminile e sensuale, mentre l’uomo deve essere sempre bien macho ed aggressivo. Questo secondo me è il segreto del ballo!"
Il mondo della salsa, purtroppo, almeno in questo momento, sembra andare in una direzione diversa. Proprio osservando il Salsa Open, la competizione di ballo che si tiene ogni anno a Puerto Rico, è facile rendersi conto di come oggi si stia andando sempre più verso una SALSA VIRTUALE che non ha più alcun contatto con la realtà. Una volta i ballerini apprendevano a ballare per la calle e da lì sviluppavano le loro capacità. Oggi vedi invece ballerini completi, (con, magari, alle spalle anni di balletto o di danza moderna), cimentarsi con la salsa, per poi offrire un ballo sempre più tecnico, virtuoso, frenetico, veloce, elaborato, ricco di acrobazie ed effetti speciali (sulla falsariga del pattinaggio artistico) dove però il grande assente è proprio el sabor de la calle.
Prendiamo ad esempio l’edizione di quest'anno. Il primo posto è andato ad una coppia di brasiliani, il secondo ad una coppia di portoricani ed il terzo ad una di spagnoli. Ora, nessuno mette in dubbio né la preparazione tecnica, né la bravura, né la capacità espressiva di questi fantastici ballerini. Fa impressione però constatare come lo stile di queste coppie si assomigliasse, al punto che, se il presentatore non ne avesse annunciato la provenienza, sarebbe stato praticamente impossibile riconoscere la loro nazione di appartenenza dal loro modo di ballare.
La verità è che ormai la gara non è tra chi balla con più sabor ma tra chi balla più veloce, acrobatico e spericolato.Per comprendere meglio l’assurdo a cui stiamo andando incontro, basti pensare che due grandi pionieri del Los Angeles Style come i bravissimi Fernando Sosa e Sandy Ramos, in quella stessa competizione sono arrivati solo al sesto posto, come se nel frattempo il loro stile fosse diventato "datato", al punto da essere superato dai loro stessi emuli più giovani.
E’ questa, c’è da chiedersi, la via da seguire per il futuro? Stiamo facendo il bene della salsa o stiamo solo spaventando i tanti “amatori” che si avvicinano a questo mondo con grande curiosità per poi scappare a gambe levate una volta compresa la sua complessità? Non sarà il caso di ritornare al passato e ricollocare la salsa in quel luogo meraviglioso dove essa è nata: la calle?
Ed allora ci piace ricordare Papito mentre, ad una delle tante feste patronali, ballava per la strada senza trucchi o effetti speciali. Ricordare il suo incontenibile sabor, il suo sorriso e quello sguardo ammaliatore, capace di far sognare intere generazioni...

Per approfondimenti:
http://www.papitojalajala.com |