INTRUDUZIONE
di Roberta Besito de Coco
Juan De Marcos Gonzales, direttore del famosissimo progetto Buena Vista Social Club, in una interessante intervista a un sito web dedicato a Cuba (con un'ottica critica verso la sua politica), parla della musica cubana di oggi, del suo attuale gruppo Afro-Cuban All Stars e, in chiave piuttosto polemica, del fatto che a Cuba il suo lavoro non è stato sufficientemente riconosciuto. Juan De Marcos mette anche in rilievo i fattori che insieme hanno concorso al grande successo del fenomeno BVSC.
Da poco terminato un tour in 27 città degli Stati Uniti, al gruppo Afro-Cuban All Stars partecipano 4 generazioni di musicisti radicati da diversi anni fuori di Cuba.
«Cuba è l’unico posto dove non mi considerano»
Juan de Marcos González, uno degli artefici di 'Buena Vista Social Club' e leader degli Afro-Cuban All Stars, parla della qualità e dei problemi della musica cubana.
di Michel Suárez, Madrid 07/04/2009
traduzione di Michela Mari
Cercare di essere un profeta nella sua terra, ha provocato più di un un dispiacere al tresero, compositore e direttore Juan de Marcos González. Il suo contributo al successo mondiale del Buena Vista Social Club (premio Grammy) ha permesso che uscisse dall’ingiusto confino in cui era relegato, visto il suo importante contributo nel fondare il gruppo Sierra Maestra nel 1976, durante un periodo nel quale la musica cubana viveva un’epoca difficile. Malgrado incontestabili trionfi internazionali, la stampa ufficiale non parla quasi mai di González e le istituzioni si ricordano di lui solo per pretendere le imposte.
Nato nella capitale nel 1954, ha studiato chitarra classica e si è laureato come ingegnere idraulico. Nel 1994 ha inciso Dundunbanza (World Circuit, Reino Unito), un album che gli ha aperto le porte per altri ambiziosi progetti.
A capo dell’orchestra Afro-Cuban All Stars, di questi tempi è in tournée negli Stati Uniti e ci rilascia un’intervista a noi di CUBAENCUENTRO.com.
A cosa si deve l’attuale situazione di declino della musica cubana nel mondo?
Non penso che esista un declino della musica cubana nel mondo. Continua infatti a riscuotere consensi. Tuttavia il fatto che esista una crescente emigrazione degli artisti verso i Paesi del Primo Mondo provoca una diminuzione dei prezzi nel mercato discografico. In effetti è possibile incontrare un dream team in qualsiasi capitale europea. I musicisti emigrati, lavorando con formazioni musicali locali, normalmente hanno tariffe molto competitive, per questo molti promotori, che prima portavano gruppi musicali da Cuba all’estero, hanno ora a disposizione orchestre di uguale qualità che possono pagare meno.
Di contro gli anni ’90 con Buena Vista Social Club e molti altri gruppi, che in modo disonesto si spacciarono per simili, causarono la saturazione di questo mercato e la confusione dei consumatori. Questo tipo di musica è stata diffusa come fenomeno pop, cosa che ha provocato conseguenze negative. La musica che rappresenta le nostre radici non è commerciale e non può essere trattata come tale, tuttavia molte persone di smisurata ambizione non ne hanno tenuto conto.
In generale non c’è nessuna diminuzione di apprezzamento pubblico della musica cubana, questo lo continuo a sperimentare. Erano 6 anni che non venivamo negli Stati Uniti e finora abbiamo fatto 17 spettacoli ottenendo il tutto esaurito sui 19 in programma, tenendo presente che io lavoro in teatri importanti.
Penso che con più idonei canali di distribuzione si potrebbero ottenere risultati migliori, simili a quelli di fine anni ’90 e inizio 2000.
L’attuale situazione dell’industria musicale ha bisogno di altri canali, principalmente per quanto riguarda la distribuzione attraverso i canali digitali. Tuttavia i musicisti cubani non hanno spesso a disposizione contratti con Napster o I-tunes, per via del fatto che le leggi americane lo impediscono.
Come si vende attualmente il gruppo Afro-Cuban All Stars come tournée e dischi?
Durante gli ultimi 3 anni non ho lavorato perché mi sono dedicato alla mia famiglia. Le mie ultime tournée sono state in Europa, Australia e Asia all’inizio del 2006 e le ho vendute molto bene. Lo stesso è successo con il mio disco Step Forward, che mi ha fatto vincere una nomination ai Grammy. Naturalmente poi i miei livelli di vendita nel mondo discografico sono tornati alla normalità.
Però è stato un disco nel quale ho investito le mie risorse e ne ho tratto beneficio, 175.000 copie vendute in tutto il mondo, cosa affatto male visto lo stato dell’industria discografica in questi tempi.
Quest’anno torno in scena con un tour negli Stati Uniti, poi vado in Canada e in Asia. Siamo molto felici che il tour stia dando risultati così buoni. Considerando la crisi finanziaria americana avevo paura di non vendere bene le date. Però tutto sta andando Oddara come dice la Regla de Ocha.
A Cuba esistono decine di firme discografiche, tuttavia continua un mercato discografico locale. Tutto gira intorno a quello che sia vendibile all’estero o ai turisti stranieri. Questo accade anche con i concerti per il ballo.
Non esisterà mai un mercato ufficiale del disco fintanto che non esista un’economia che lo permetta e i consumatori possano comprare con una moneta unica equivalente a quelle degli altri Paesi. È impossibile che la gente possa spendere soldi per comprare un disco, quindi il mercato cubano ha bisogno di essere orientato all’estero. Il cubano è amante della musica, ama spendere soldi e stare in compagnia per sua natura, ma non è tonto.
Tuttavia è un pò eccessivo affermare che non esista un mercato locale della musica. C’è, ma in forma pirata. Qualsiasi disco delle orchestre cubane si può trovare per strada copiato illegalmente, ad un paio di pesos convertibili o anche meno. Sarebbe più giusto dire che i dischi cubani non si possono vendere in modo diretto al popolo cubano, che quindi li ottiene comunque sotto forma di pirateria.
Per quanto riguarda in concerti per ballare, una volta questa musica era destinata a posti selezionati in cui si pagava in divisa, ma attualmente ci sono occasioni che possono coinvolgere un pubblico più ampio, seppur con costi non particolarmente contenuti, ma accessibili con la moneta nazionale. Tuttavia non è sufficiente il numero di posti in cui può suonare un’orchestra, soprattutto se pensiamo all’enorme numero di giovani che si diplomano con l’aspirazione di raggiungere il successo.
Questo, insieme alla difficile situazione economica, sono la causa dell’emigrazione di talenti di cui ho parlato.
I musicisti e le istituzioni hanno sfruttato bene l’interesse suscitato da Buena Vista Social Club per la musica cubana?
Tutti i musicisti cubani, a prescindere dallo stile, hanno beneficiato del successo internazionale di BVSC. Ci sono anche gruppi, come Orishas, che devono la loro popolarità proprio a questo successo. La richiesta di musica cubana all’uscita del documentario era molta, così anche se non tutte le orchestre dell’Isola ottenevano importanti contratti, almeno lavoravano un pò tutte in condizioni accettabili.
Per quanto riguarda le istituzioni cubane, l’unico beneficio che ne hanno ottenuto sono state le imposte che gli artisti dovevano pagare per le loro performance nel mondo e il guadagno derivato dall’aumentare dei turisti che si recavano all’Habana Vieja cercando bande locali che suonassero Chan Chan.
E’ stato difficile sopportare la forte attrazione esercitata da Ry Cooder sulla stampa, che gli ha attribuito il merito del successo di BVSC, a discapito di una tua visibilità?
In realtà la stampa intelligente e ben informata nel mondo ha sempre saputo la distribuzione dei meriti reali che entrambi possiamo vantare per la produzione di questi dischi, che furono 3. Alcuni giornalisti disinformati hanno contribuito al nascere del mito di Ry, così come il film di Wim Wenders, il quale, totalmente disinformato, ha promosso l’immagine di Ry come una specie di Cristoforo Colombo della musica cubana. Quando alcuni giornalisti di mass media molto importanti iniziarono a informarsi meglio, in alcune occasioni aprirono ingiustamente il fuoco contro Ry.
In realtà lui è un musicista eccellente e non è colpevole di nulla. Ricordo una volta, quando suonavo nell’Hollywood Bowl di Los Angeles con gli Afro-Cuban All Stars lo invitai a salire per un assolo e l’ingegner Jon Fausty gli fece le congratulazioni per il “suo disco” lui rispose a denti stretti “non è il mio disco!”.
C’è anche gente a Cuba che mi dice che “i soldi che ha messo Cooder per fare il disco furono decisivi per la sua promozione”, il che è assurdo visto che Ry fu pagato per partecipare alla produzione.
Ci sono altre persone che addossano il successo del disco alla presenza di Cooder, quando chiunque può andare in Internet e verificare che Ry ha sempre fatto eccellenti produzioni, ma non ha mai venduto molti dischi. Lui è un produttore di world music. I dischi di world music che hanno avuto successo, come il mio Dundumbanza, con Sierra Maestra, o Talking Timbuctu, di Ry con Ali Farka Toure, che hanno venduto circa 250.000 copie in quel periodo (ora non ne vendono neanche 10.000). Il Jazz e la world music non sono prodotti di massa.
Se mi è permesso essere un po’ teorico, ti direi che il successo di BVSC in quel momento è dovuto ai seguenti fattori:
a) Il crash dei paesi comunisti dell’Europa dell’Est, inclusa l’Unione Sovietica, che ha fatto in modo che tutti gli sguardi si volgessero verso Cuba aspettando la fine di Fidel Castro e della Rivoluzione Cubana.
b) L’interruzione delle relazioni commerciali tra Cuba e i suddetti paesi, che ha costretto Fidel ad aprire le porte del Paese, che fino a quel momento erano rimaste ben chiuse, e iniziare a dar spazio al turismo come fonte d’ingresso. Il ritorno del turismo a Cuba ha permesso l’incontro dei turisti con la musica di alta qualità, anche nelle strade. Gli appartenenti alle nuovi generazioni avevano alcuni riferimenti a questa musica tramite i dischi dei loro genitori o nonni, mentre i più vecchi già conoscevano questa musica e la riscoprirono semplicemente. Il fatto è che tutti ne rimasero affascinati.
c) Il fatto che i protagonisti del progetto fossero tutti appartenenti alla terza età, cosa che normalmente ne aumenta il prestigio, anche all’interno delle proprie case e famiglie. Questo era molto accattivante per gli intellettuali della classe media che ascoltano d’abitudine la world music. Se a questo sommiamo il grande carisma e qualità di questi artisti il risultato è assicurato.
d) Il fatto che fosse un progetto al quale parteciparono musicisti cubani e un americano (Ry), cosa che era tabù per la politica e l’opinione pubblica.
Cosa deve la musica cubana a Cooder?
Questa domanda è molto importante. Rispondendo con una sola frase e in forma diretta direi assolutamente nulla. Tuttavia il disco BVSC deve molto a Ry, il quale ha saputo creare un suono roomy, che è risultato molto suggestivo per gli intellettuali di classe media. Ad essere sincero io non avrei mai utilizzato un suono tanto roomy nel mix e tanto meno ho compreso il suo obiettivo fino ad alcuni giorni dopo, quando mi sono reso conto che il pubblico a cui era destinato questo disco aveva bisogno di essere idealmente trasportato in un paradiso tropicale, abitato da affascinanti vecchietti. Se ascolti attentamente il CD ti renderai conto che suona come una descarga registrata dal vivo in una casa. Questa attrae molto un pubblico sognatore e stressato.
Sei conosciuto come un uomo discreto, professionale e allo stesso “ribelle”, cosa che ti è costata un anno di castigo per aver suonato in Israele. Poche persone si sono accorte di questo.
Sono un uomo sincero e dall’animo intellettuale. L’essere ribelle può darsi sia riferito al fatto che sono uno diretto e dico le cose come stanno. Può anche darsi che molti di quelli che mi criticano non abbiano fatto l’esperienza di sopravvivere a 17 spedizioni fino al sud dell’Angola durante la guerra. Per quanto riguarda il castigo, fu organizzato, con l’aiuto di alcuni compagni ovviamente, da Felipe Pérez Roque, del quale recentemente si è scoperto essere una persona che non ha nulla di sincero.
Il premio nazionale di musica ti è stato in qualche modo negato?
Purtroppo il posto al mondo dove ho ottenuto meno riconoscimenti per il mio lavoro, per colpa delle istituzioni e non del popolo o dei musicisti, è proprio il mio Paese. Porrebbe essere perché come dici tu sono considerato un ribelle e per questo messo da parte, oppure perché non sono un opportunista.
L’intervista prosegue toccando anche altri argomenti, per leggere la versione completa in spagnolo clicca QUI' |